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Gianna Nannini: “Quando Lucio Battisti scrisse per me un pezzo pensai: bruttarello, però”

staff
28 marzo 2013

Gianna Nannini è in partenza per il suo “Inno Tour” il prossimo 9 aprile e in un’intervista sul prossimo numero di Rolling Stone – nelle edicole da venerdì 29 marzo – racconta gli albori della sua carriera. E di come Lucio Battisti le scrisse un pezzo “bruttarello” che lei rifiutò. Era l’inizio degli anni 70 e la rocker era stata scritturata dalla Numero Uno: «Claudio Fabi cominciò a lavorare con me, mentre Battisti lo vidi una volta sola. Mi doveva scrivere un pezzo, ma non funzionò». Che pezzo era? «Poi lo cantò Pappalardo, faceva “con il martello si romperà l’amor”, uno dei brani più brutti di Battisti e Mogol – più brutto di così si muore. Alla fine, convinsi Fabi a farmi fare il primo album con tutti pezzi miei e con le mie ingenuità. Claudio mi traghettò alla Ricordi e mi lasciò così com’ero, non correggeva i miei errori, quasi li esaltava. Mi permisero perfino di metterci quei violini che, anni dopo, quando Conny Plank lo sentì, disse che già “facevano Gianna Nannini”». Le tue canzoni diventano tazebao, come per le “notti magiche”, fino a questa “Inno”, una canzone che s’è rivestita addirittura d’implicazioni elettorali. «Solo adesso io sono arrivata ad avere la consapevolezza di chiamare un mio album “Inno”. Eppure, nata in contrada, quest’idea dell’innologia ce l’ho nel sangue. Ma io non volevo fare la musica di Fontebranda, dove i senesi si ritrovano a cantare vecchie canzoni. L’idea dell’inno mi pareva enfatica e perfino il successo di “Notte italiana” per me è stato un dolore. Mi son chiesta: ma la mia Musa è tutta lì? Ci ho riflettuto e ho capito che evidentemente era qualcosa che faceva parte di me: tendo all’inno, ecco. Dunque, questo disco è prima “inno” e poi implode nella melodia. Saranno i motivi popolari che mi porto dentro, che premono, vogliono uscire e diventare le mie canzoni. Ma sono contenta che abbiano scelto “Inno” come musica del PD, perché la vogliono usare per far gruppo, per compattarsi. L’ho trovato coraggioso. Avrebbe perfino potuto cantarla Renzi».


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