Arte

Giardini cinesi: un raffinato connubio fra arte e natura

staff
6 ottobre 2012

Se si dà credito alla celebre sentenza di Hermann Hesse secondo cui “Non è facile avere un bel giardino: è difficile come governare un regno.”, è inevitabile rimanere stupiti di fronte allo splendore promanante dai giardini tradizionali cinesi. La Cina può vantare infatti una storia ed un patrimonio antichissimi sotto tale profilo. All’interno di questa tradizione, arte umana e natura tendono a fondersi in un processo armonico ed equilibrato, senza il prevalere opprimente di una componente sull’altra.

La tecnica umana induce la natura ad esprimere la propria potenzialità, guidandola ad una realizzazione integrale che non ne annulla la sostanza intrinseca, secondo una mentalità olistica tipicamente orientale (interessante in proposito sarebbe un’ applicazione delle categorie heideggeriane di “pro-vocazione” e “pro-duzione” contenute ne “La questione della tecnica”).

Il significato dei giardini cinesi investe peraltro sfere molto diverse dell’esperienza umana: dalla Weltanschauung confuciana basata sulla realtà, l’ alto senso di responsabilità sociale e l’ importanza attribuita ai valori etici, alla concezione taoista privilegiante la serenità della natura e la maturazione interiore, fino a toccare l’ambito naturale, concernente la rappresentazione interiore, ossia i sentimenti del proprietario del giardino.

A render conto della profondità culturale e spirituale di tale espressione della creatività umana interviene una splendida mostra presso il newyorkese “Met” (Metropolitan Museum of Art), intitolata “Chinese Gardens: Pavilions, Studios, Retreats.” L’esposizione, aperta al pubblico sino al 6 gennaio 2013, funge da coronamento alla ricca sezione permanente del museo statunitense dedicata all’arte orientale.

La mostra intende esplorare la ricca interazione sussistente fra l’arte pittorica e la creazione di giardini in Cina percorrendo più di mille anni di storia mediante oltre 60 opere fra dipinti, ceramiche, sculture di bambù, oggetti in metallo, prodotti tessili e fotografie. L’esposizione è allestita in otto gallerie che circondano un giardino cinese concepito secondo i canoni del cortile del XVII secolo di un celeberrimo giardino tradizionale. La mostra offre pertanto all’Occidente un efficace spaccato di un mondo distante ed affascinante con cui saremo destinati a confrontarci sempre più sotto le spinte della globalizzazione e del multipolarismo.
Arte e natura, così come giardini e pitture, si arricchiscono vicendevolmente, rivelando un’origine comune in luminosi frammenti di bellezza.

 

Luca Siniscalco


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