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Green Stories: Rhea Singhal e le stoviglie biodegradabili al 100%

Marco Pupeschi
29 giugno 2018

Si chiama Rhea Singhal, la sua storia è stata raccontata dall’ONU durante la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Rhea aveva un prestigioso lavoro alla Pfizer ottenuto grazie alla laurea in farmacologia quando nel 2009, a soli 27 anni, fonda Ecoware, azienda produttrice di stoviglie biodegradabili al 100%. Oggi è leader in questo settore in India.

Per la produzione di piatti, bicchieri o contenitori per il cibo, Ecoware usa gli scarti agricoli, ovvero tutto quello che resta nei campi alla fine della raccolta. Il vantaggio delle stoviglie biodegradabili non riguarda solo l’ambiente, ma anche la nostra salute.

Non molto tempo fa una nota trasmissione di Rai Tre ci aveva già messo in guardia sull’utilizzo di alcune sostanze tossiche – tra cui la più nota è il bisfenolo A (BPA) – negli imballaggi e nei contenitori di plastica per alimenti. Per la verità l’EFSA (L’Autorità per la sicurezza alimentare) ha dichiarato che il “bisfenolo A” presente nel cibo a causa del packaging in plastica è al di sotto del livello di sicurezza. Rhea Singhal non è della stessa opinione: mettere del cibo caldo in contenitori di plastica libera tossine che finiamo per ingerire.

Ecoware oggi annovera tra i suoi clienti l’Indian Railways oltre a catene di ristoranti e hotel di lusso. Le stoviglie biodegradabili costano circa il 15% in più rispetto a quelle in plastica: un piccolo prezzo da pagare rispetto a quello che c’è in gioco. E il successo di Ecoware lo dimostra. In attesa che i prodotti veramente biodegradabili al 100% siano ampiamente diffusi in Italia non sarebbe male riscoprire i mercati rionali. Fare la spesa, senza usare mille sacchetti ma una sola grande borsa in tessuto oppure conservare i prodotti nel vetro sarebbe già un passo avanti.


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