Children's

Greenbox: il childrenswear a tutto fashion made in Shanghai

Martina D'Amelio
7 ottobre 2012

Prendete un sito di e-commerce, unitelo alla creatività di una stilista/mamma fuori dagli schemi e a un brand per bambini nato in Oriente, ma che strizza l’occhio all’Occidente. Il risultato è Greenbox, il marchio di fabbrica tutto cinese al primo posto tra i retailer di abbigliamento per bambini su Taobao e Eachnet (gli equivalenti cinesi del nostro Ebay).

Greenbox nasce nel 2003, dopo che Wu Fangfang partorisce la sua prima figlia e si rende conto di non sapere come vestirla. Stanca degli abiti tutti uguali offerti dal mercato della sua terra, spesso di bassa qualità, la mamma diventa designer, per trasformare la sua piccola Alice in una principessa: nasce così Miss de Mode, la prima linea tutta al femminile: pizzi, rouches e merletti per le bambine più romantiche. Un’idea di successo che porterà questa giovane di Shanghai ad avere sotto il suo controllo altre due label, M.I.L Boy e Jenny Bear, oggi oggetto del desiderio dei bambini cinesi più alla moda.
È strano constatare come questa iniziativa sia nata da quello che potrebbe sembrare uno stereotipo tutto occidentale, ma è spesso una realtà: l’abbigliamento cinese realizzato con materiali pericolosi per la salute, cheap perché di bassa qualità è stato riscattato grazie alla presa di coscienza di un’imprenditrice cinese, che ha voluto distruggere gli schemi precostituiti. I marchi Greenbox sono testati, sicuri per la salute dei bambini e assolutamente fashion. E tutto ciò ha smosso l’attenzione, nel 2011, di un gigante a livello mondiale: la Disney, che si è dichiarata pronta a comprare tutto il pacchetto Greenbox per apporvi il suo marchio. Ma la coraggiosa mamma ha detto no.

Wu Fangfang, come tutti gli stilisti che si rispettino, ha insistito per preservare l’impresa che aveva creato, battendosi per 6 mesi perché il suo trademark rimanesse intatto e non fosse sommerso da quello del colosso occidentale. Il risultato è una proficua collaborazione, iniziata nel 2011: sui capi di Shanghai, rigorosamente a etichetta “by Greenbox”, compaiono i personaggi Disney. Un partnership proficua, soprattutto in termini di marketing: i bambini cinesi avranno tutto il tempo di familiarizzare con Winnie The Pooh e Mickey Mouse, stampati sui propri abiti, prima dell’arrivo del Disney Resort a Shanghai nel 2016.

Ma Greenbox non sarebbe il più importante player cinese nel campo del childrenswear senza il proprio fedele alleato: Internet. I costi di realizzazione, più alti a causa dei controlli qualità e prodotto, oltre che all’assunzione di circa trenta designer (senza contare l’inarrestabile Wu Fangfang), avrebbero pesato moltissimo sulle vendite in-shop. È per questo che la stilista ha subito guardato al web: l’arrivo su Taobao le ha permesso di aprire una vetrina tutta per sé, abbattendo i costi del 30% e catalizzando l’attenzione delle mamme lavoratrici, che non hanno tempo per andare a fare shopping. Un successo, anche grazie al complice aumento della popolazione cinese web-integrated. Che ha portato l’idea della mamma di Shanghai dritta nella top 50 delle aziende più innovative al livello mondiale.

 

Greenbox website: www.lvhezy.com

 

Martina D’Amelio


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