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Gucci accende la Ville Lumière con la sua prima boutique di gioielli

Beatrice Trinci
6 Luglio 2019

È stato François-Henri Pinault, presidente e amministratore delegato del gruppo Kering, a darne un primo assaggio soltanto pochi mesi fa. Oggi Gucci entra ufficialmente nello scintillante universo dell’alta gioielleria con l’apertura della sua prima boutique dedicata, al civico 16 di Place Vandôme, a Parigi.

Il neonato punto vendita ospiterà nei suoi spazi la preziosa linea firmata da Alessandro Michele, direttore creativo della Maison, tra cui Hortus Deliciarum, la prima collezione di haute joaillerie targata Gucci e caratterizzata da gemme uniche, così come dichiarato dalla stessa griffe in una nota: Hortus Deliciarum evoca l’eclettico donchisciottismo della visione di Michele. La collezione comprende oltre 200 articoli, principalmente pezzi unici, e sviluppa motivi incentrati su un trio di temi visti attraverso il prisma di un mitico giardino. Eppure ogni gemma è incastonata in maniera unica, espressione di ciò che lo stilista definisce ‘simmetria discordante’, montata in maniera lievemente discrepante per incarnare la spiritualità dell’imperfezione. Il primo tema rende omaggio agli emblemi classici dell’amore eterno; il secondo è un’ode alla maestà del regno animale ed evoca mitici bestiari e fauna antica; il terzo è dedicato ai solitari ridefiniti con un’allure massimalista”.

Preziosi, insomma, che incarnano alla perfezione l’eccentrica ed estemporanea visione creativa del designer, ma che vanno ad inserirsi – come per contrasto – in un ambiente raffinato e sobrio, pensato per dare massimo risalto alla vivacità technicolor dei gioielli stessi, le cui pietre variano dal mandarino al verde smeraldo, dalle tenui cromie miele ai diamanti bianchi, dagli zaffiri rosa e blu ai berilli gialli.

Non solo estetica. L’alta gioielleria firmata Gucci è etica e responsabile: l’azienda fiorentina, infatti, ha dichiarato che tutto l’oro acquistato da novembre 2015 è certificato con lo schema del Responsible Jewellery Council Chain of Custody, che consente di identificare la provenienza del materiale, garantendo un approvvigionamento consapevole.