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Gucci Cruise 2020: l’inno alla libertà parte dai Musei Capitolini di Roma

Luca Antonio Dondi
29 Maggio 2019

Membri della stampa, buyers e celeb si sono ritrovati a Roma per assistere all’ultima fatica di Alessandro Michele che mette in scena la collezione Cruise 2020 di Gucci tra le sale dei Musei Capitolini.

Tra busti di imperatori e statue di valorosi condottieri, il nuovo viaggio del designer parte da Roma – sua città natale – e ne attraversa in maniera erudita la storia, i costumi, i popoli, la cultura. Ma prima di partire, gli ospiti si sono dovuti recare in un altro magico luogo della città: alla Antica Libreria Cascianelli, infatti, si trovavano gli inviti alla sfilata che altro non erano se non antichi volumi in greco o latino al cui interno, come un monito, campeggiava la citazione dell’archeologo francese Paul Veyne “solo l’antichità pagana suscitava il mio desiderio, perché era il mondo di prima, perché era un mondo abolito”.

L’invito alla sfilata Cruise 2020 di Gucci con l’aforisma dell’archeologo Paul Veyne

E di antichità, desideri e mondi (quasi) aboliti è quello che la collezione ci racconta. All’ombra delle sculture marmoree, illuminati solo da luci spot in continuo movimento in un’atmosfera sinistra che sembra quella di un perfetto furto alla Arsenio Lupin, si articolano veloci e a ritmo incalzante i capi della collezione. Le silhouette Seventies si alternano ai pepli romani, il tartan si affianca al velluto, gli arabeschi e la doppia G, la pelliccia – rigorosamente eco – e i cristalli: in passerella va in mostra la libertà, l’indipendenza, la creatività. Gucci si schiera dalla parte dell’uomo inteso come essere umano e perciò troneggiano lo slogan femminista “My Body My Choice” applicato sul retro di un blazer, la data “22.05.1978” su un coprispalle e l’utero ricamato su un abito lungo come segno di solidarietà e rispetto verso le madri e, più in generale, le donne.

Poi il volto di Mickey Mouse fa la sua comparsa su camicie, pullover, abiti e secchielli; la toga liturgica diventa un cappotto glamour; calze e body di pizzo monogammati si sfoggiano con scioltezza; borse a forma di ottaedro invadono la scena e persino le custodie per chitarra diventano un accessorio chic. Il melting pot socio-culturale à la Michele ribalta nuovamente le carte in tavola e invita ancora una volta alla riflessione sullo stato attuale delle cose sempre più verso un’inquietante forma di degrado. E a riflettere – oltre che applaudire – in prima fila ci sono i più accaniti seguaci della Maison tra cui Harry Styles, Salma Hayek, Zoe Saldana, Elton John, Alessandro Borghi, Valeria Golino, Ghali e Mariacarla Boscono. Tutti portavoce di un messaggio di umanità e amore che parte direttamente dalla culla della civiltà e che, forse, ha il potere di superare anche la più indistruttibile delle barriere. “Omnia vincit amor” recitava Virgilio. E chissà che alla fine non avesse ragione.



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