Lifestyle

Gucci, Sharona Franklin e lo scandalo della gelatina

Alessia Laudati
3 Dicembre 2019

Sharona Franklin in uno scatto di Rashelle Campbell

Una designer diventata famosa su Instagram accusa Gucci di aver “rubato” le sue iconiche creazioni di gelatina. Plagio o misunderstanding?

 

Sharona Franklin è un’artista canadese che realizza sculture in gelatina molto originali che nel tempo hanno catturato l’attenzione del pubblico e della critica (ne ha parlato anche il New York Times): sono delle vere e proprie jelly cake, che si ispirano alla perfezione e alla bellezza della natura e – semplificando – rappresentano un riscatto alla condizione di immobilità a cui è costretta Sharona, che è disabile. Perché l’arte è tutto tranne che statica.

A maggio scorso, come ha denunciato lei stessa parlando con diversi giornali, è stata contattata da Gucci per la realizzazione della campagna Resort del 2020 che si sarebbe dovuta scattare a Roma a luglio 2019. La collaborazione comincia con una serie di contatti, stesura di piani creativi e la firma di un accordo di non divulgazione. Come racconta la stessa artista a Fashion Magazine, fin dall’inizio decide di condividere con l’azienda tutta una serie di dettagli sul suo lavoro, come tecniche e trucchi per realizzare i suoi riconoscibili dessert di gelatina. Dopo questa prima fase, il referente della Maison fiorentina – Trevor De Cotta – sparisce per qualche tempo, fino a quando Sharona viene avvertita che per colpa di tagli al budget non sarà più possibile coinvolgerla nella realizzazione della campagna.

A qualche mese di distanza arriva l’amara sorpresa: guardando gli scatti della Gucci Cruise 2020, Sharona nota che alcuni dei dettagli presenti sono pericolosamente simili alle sue opere – un’impressione che viene confermata anche dalle numerose segnalazioni dei suoi followers sui social.  “Tutti gli elementi da me solitamente utilizzati – ha raccontato – come la composizione, le scelte del colore, le forme dello stampo, le scelte del tessuto, le gelatine, gli intarsi e gli oggetti come fiori finti, secchi e freschi sono stati utilizzati da Gucci. Inoltre, ha utilizzato quanto detto durante una mia intervista ed in cui parlavo delle mie gelatine che si ispirano all’estetica degli anni ’70, agli adattamenti bionici, alla fitoterapia, alla convivialità e alle cene fantasiose”.

Le creazioni sono attribuite da Gucci allo scenografo David James White, che cancella dal proprio profilo IG il post incriminato dopo la pioggia di accuse di plagio con cui viene bombardato. L’immagine rimane però sull’account della griffe.

Lo scatto di Gucci incriminato

Sharona decide allora di agire: non può permettersi di approfondire la questione per vie legali – ha più volte affermato di vivere sotto la soglia di povertà –, così sceglie di rendere pubblica la vicenda, che viene ripresa da diverse testate in tutto il mondo. È stata lanciata anche una petizione online. Nel suo pensiero le creazioni della Maison sono troppo simili a quelle che realizza per sé.

La questione a oggi rimane irrisolta, anche perché si tratta di due diversi soggetti che affermano due posizioni opposte e in assenza di una verità giudiziaria o legale. Nel frattempo l’azienda ha voluto rispondere così alle critiche parlando con Fashion MagazineLe gelatine dai colori vivaci sono state utilizzate in precedenza da Gucci come decorazione per la campagna e sono state spesso incorporate nei disegni nel corso degli anni da diversi artisti e direttori. Ogni processo di selezione – per una campagna, per uno spettacolo, per un evento – consiste in una serie di fasi prima che un artista venga scelto per una collaborazione. Non procediamo sempre con ogni artista a cui ci avviciniamo per considerazione per una serie di ragioni che possono essere logistiche, tecniche o temporali. Abbiamo comunque il massimo rispetto e apprezzamento per la creatività di tutti gli artisti che consideriamo, anche se non sono stati selezionati per una collaborazione”.

Come sono andate veramente le cose? Del resto le polemiche riguardanti la contraffazione sono un fil rouge che percorre da sempre il mondo dell’arte. E allora: ispirazione o copia? Ideazione o plagio? Il terreno della querelle è quanto mai scivoloso.



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