Lifestyle

I capelli al naturale sono la ribellione che ci spetta

Alessia Laudati
26 Febbraio 2019

Il natural hair movement rivendica la naturalezza dei ricci afro e delle chiome meno disciplinate come atto di disubbidienza al modello liscio e bianco.

 

Mettete dei ricci nei vostri cannoni e poi andate a prendervi il mondo. “Your hair look so natural”: così uno sconosciuto qualche anno fa ha fatto fallire il mio tentativo di mimetizzarmi nel parterre pettinato e tirato a lustro di un locale americano molto di moda. I miei capelli sembravano naturali perché erano semplicemente ricci e diversi se messi a confronto con i chilometri di chiome stirate che avevo intorno. Non ho mai davvero capito se volesse farmi un complimento o semplicemente riportarmi a un po’ di sano uso della piastra, ma non è questo il punto. Nel giro di qualche anno un gruppo di donne e soggetti diversi avrebbe rivendicato parte di quello che per me era un inconsapevole atto di comodità – i capelli non stirati – come una vera e propria azione politica. E che avrebbe cercato di caratterizzare il campo d’azione, con motivazioni sacrosante, in prevalenza per le donne parte di una minoranza.

Il natural hair movement sostiene che il modello conformista del patriarcato bianco, quello creato dagli uomini che governano il mondo, le copertine di moda e le industrie cosmetiche ma introiettato anche dalle donne, trovi rappresentazione persino nella maniera di imporre un determinato modello tricologico e mito di bellezza. Di solito è quello della donna europea bianca con i capelli lisci e ben sistemati che non si scompongono al primo soffio di vento. Il movimento dei capelli al naturale, non stirati e non mortificati nel volume, è diventata invece una bandiera militante delle donne afroamericane e latine che per anni hanno nascosto metri cubi di ricci crespi sotto parrucche, extension e treccine. Ora invece se ne infischiano di avere una chioma che parla una lingua propria e la rivendicano come parte fondamentale della loro storia etnica e della loro identità.

Il tema ha come sempre due facce. C’è un discorso politico, ossia la prospettiva di genere che schiera anche il corpo e i peli nella battaglia contro la mancata diversità dei profili femminili e c’è un discorso puramente commerciale. Spesso, ma non è detto che bisogna per questo arrendersi, è più facile vendere determinati prodotti se associati a un onnicomprensivo modello di bellezza. Certo non a caso è sempre quello della classe dominante e mai di una minoranza. Questo non vuol dire che non ci siano delle conseguenze sull’immaginario e sulle abitudini sociali e che queste ultime vadano combattute sfruttando anche il potere delle nuove consumatrici. Il mercato può fare quello che vuole, ma prima ci sono le persone e soprattutto le minoranze che oggi vogliono attribuirsi in maniera esclusiva la battaglia sui capelli al naturale lasciando fuori le donne bianche.

È un discorso aperto quello di mettere nello stesso calderone il disagio delle donne bianche con quello di chi deve combattere tutti i giorni diverse forme di razzismo che interessano non solo il colore della pelle ma anche la fisionomia della testa. Del resto sono noti episodi in cui le donne afroamericane e latine hanno perso lavori e smarrito l’autostima grazie a un modello unico di questo tipo, introiettato in anni di messaggi mandati con chiarezza al mittente. In una scuola sudafricana di Pretoria, tanto per fare un esempio, è stato vietato alle ragazze di portare i capelli afro. Una giornalista televisiva americana ha raccontato le pressioni del suo capo per andare in onda con i capelli lisciati e stirati – giusto per raccontare una delle tante storie che circolano.

Julia Garner

Poi ovviamente c’è anche il discorso sociale. La voglia di sentirsi a proprio agio con i capelli che ci ritroviamo, uno dei simboli femminili più legati all’etnia, al posto dal quale si proviene, al legame con il passato e con le proprie radici. Per ora le donne sono tutt’altro che disincantate. Sanno far valere il proprio potere d’acquisto e sanno forzare i canoni ad allargarsi, scegliendo in esclusiva i brand più sensibili a questi temi.

Intanto Vogue America, rivista sempre un po’ furbetta che sa cavalcare i trend con anticipo, ha già trovato la sua reginetta riccia. Si tratta di Julia Garner, attrice della serie TV Ozark e di Dirty John, che con le sue curve platino si è conquistata l’attenzione del mondo della moda che conta. Ma attenzione, è una donna bianca.

 

 



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