Letteratura

I fiori della piccola Ida

Marina Petruzio
28 aprile 2018

I fiori della piccola Ida è una delle fiabe più poetiche di Hans Christian Andersen a cui Daniela Iride Murgia dona parole proprie, pur rimanendo molto attinente al testo originale, e le sue illustrazioni, la ricchezza del suo immaginario, per dedicarla espressamente Ai miei vichinghi perché Ci sono terre d’adozione, dove si fa famiglia, dove tornare sempre. Per Edizioni Corsare, naturalmente.

Un albo che contiene i modi, le varie forme dell’abitare, è di per sé prezioso. Non servirebbe aggiungere altro. Non si potrebbe dire una parola in più che già non sia stata fissata nella bellezza di una frase, nella delicatezza di un particolare, di quella conchiglia con abilità e pazienza ritagliata e posta là, in cima a un esile stelo. Nel piccolo stupore che desta, che subito le dita vorrebbero toccare. Ci si rannicchia, in un albo così si abita un sogno. Come in uno scrigno vi si trovano preziosi tesori e altri né potrebbe serbare tra le sue pagine. Con un albo così si gioca: vi si custodiscono i propri fiori, prezioso raccolto dell’estate. Come un piccolo guscio diventerà la casa dei ritagli dei bambini. Come una scatola con un coperchio preziosamente lavorato: di lato, il nome inciso, e dentro un tesoro che emana luce giallo oro. O una scatola di carta, con sopra disegnati degli splendidi uccelli. O quella di Daniela Iride che contiene la delicatezza infinita delle meraviglie di carta che sono i suoi ritagli che moltiplicano in tanti pezzettini l’immaginario. Da aprire e chiudere, chiudere e aprire centinaia di volte con rinnovata meraviglia.

E poi c’è la piccola Ida con quel suo abito che la sospende in un tempo a cavallo tra i secoli, paesi differenti e la contemporaneità di una bambina che fa da sola e con accuratezza sceglie per sé: una sciarpa minutamente fiorata da allacciare in vita con un bel fiocco, la gonna a piegoline portata sopra un’altra danzante, la camiciola stampata con quel colletto di pizzo e un dou lì, il cappello di bambù orientale, riccamente decorato. Tra le mani un piccolo mazzo di fiori appassiti e sul viso una domanda Eravate tanto belli ieri e adesso avete tutte le foglie appassite!…Perché oggi sembrano stare così male? E la fiaba ha inizio, una fiaba fatta di fiori stanchi per aver ballato tutta la notte nel castello fuori città, la casa estiva del re e della regina, e della meraviglia di una bambina che segue quel racconto, il racconto dello studente, forse Andersen in persona, che ritaglia e ritaglia vecchie riviste, carte colorate e ne fa figure bizzarre e divertenti, coroncine di cuori abitati da altre più piccole figure, forse damine, castelli volanti, omini dai nasi puntuti dai singolari cappelli. E Ida ascolta quel racconto meraviglioso sui fiori appassiti, sui bei balli a corte nelle lunghe notti d’inverno quando i fiori lasciano i giardini e abitano il palazzo come una piccola corte profumata che certo nessuno può vedere ma forse i bambini…e lei ascolta nutrendosi di quel fascino che è così vero e bello da non porlo in dubbio,con quella meraviglia e la mente affollata di immagini, di possibilità, che il suo corpo felice non sa contenere e allora batte le mani e corre a mettere a letto quei poveri fiori abbigliati da un nastrino rosso. Nel lettino di Sofie che certo avrà dormito a sufficienza e che comunque può continuare a farlo, anche se un po’ imbronciata, nel cassetto.

Una fiaba che racconta di luoghi intimi, di una casa e di quegli oggetti ai quali i bambini offrono la loro amicizia, un legame eterno a volte.

Anche gli adulti del libro meritano una nota, non solo per l’ottusità impersonificata dal Cancelliere – che Ida vuole in sogno pupazzo di cera giallo e stizzito posto sul ramo di carnevale, un cappello a tesa larga, consumato e bitorzoluto più un ignorante del villaggio che uomo colto – ma per la bellezza. Del custode del castello per esempio, abbigliato in vecchio stile steampunk con le chiavi puntate sui suoi begli abiti, ogni chiave apre possibilità differenti, una camera, un ripostiglio, un nuovo mondo e chissà quale aprirà la corbin alata. O del Professore, bacchettone in martingala, bottoni gioiello e naso rosso sotto una più che rispettabile tuba a passeggio in giardino. O l’omino brucia-incenso con il suo particolare cappello.

Chiuso l’albo, avvolti ancora dalla fiaba e dal sogno creato da Daniela Iride Murgia, credo non si possa non affermare che: ogni volta che un fiore solleva il capo qualcuno sta raccontando una fiaba di Andersen.

 

I fiori della piccola Ida
di Hans Christian Andersen
libera traduzione e illustrazioni di Daniela Iride Murgia
edito Edizioni Corsare 2018
euro 20,00
età di lettura: per tutti quelli che a ognietà amano le fiabe e la meraviglia


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