Sport

I giganti del sumo: ma sono divinità o lottatori?

Alessandro Cassaghi
23 Settembre 2019

C’è uno sport che, anche se è nato e si è sviluppato in pratica solo in Giappone, è conosciuto in tutto il mondo: si tratta del sumo. Questa lotta corpo a corpo (la parola sumo significa non a caso “strattonarsi l’uno con l’altro”), dove i lottatori sono taglie XXXL, è molto apprezzata e i suoi atleti ritenuti ben più che dei semplici sportivi. Ci sono tantissime curiosità che circondano il sumo e la vita di chi vi si dedica: curiosi di scoprirne qualcuna?

Campioni o divinità? Ci sono diversi gradi che un lottatore può raggiungere nel corso della sua carriera da professionista, l’ultimo di questi è “yokozuna”. Quando diventa yokozuna (vincendo due tornei di fila, oppure avendo punteggi degni, nonché qualità morali valutate da un comitato nazionale) il lottatore diventa una “semi-divinità” scintoista, e riceverà un generoso vitalizio anche a fine carriera. Qualora invece uno yokozuna, che deve incarnare l’ideale del lottatore più forte del Giappone, non riuscisse a vincere almeno otto scontri nel corso di un torneo, ci si aspetta che si ritiri dall’attività agonistica, con onore.

Le regole. Il sumo è uno sport dalle regole molto semplici, infatti la vittoria spetta al lottatore (rikishi) che riesce ad atterrare, o a spingere all’esterno del dohyo (la zona di combattimento) l’avversario. Le tecniche di lotta sono varie e alcune servono a sollevare lo sfidante, o a spingerlo fuori dal dohyo, ma esistono anche prese e sgambetti. La regola vuole che siano banditi pugni, calci e “tirate di capelli”, ma si possono dare schiaffi a mano aperta, sulla parte superiore del corpo.

La dieta. I “novellini” di questo sport sono considerati dei pesi piuma, ma arrivano già ai 90 kg. Nel corso degli anni, dovranno raggiungere i 150 kg, mantenendo una comunque rispettabilissima massa grassa dell’11 % – in una persona in media è del 15-16 %. Per farlo ovviamente devono seguire allenamenti duri e una dieta abbondante, costituita soprattutto dal “chanko nabe”. Curiosi di scoprire di che si tratta? Questa la ricetta per 4 persone: mettere in un pentolone a scaldare 1 confezione di udon noodles, 12 tazze di brodo di pollo, 4 metà di petti di pollo disossati, 1 ravanello daikon affettato, 1 patata affettata, 2 cipolle in quarti, 12 funghi shiitake, tagliati in quarti (anche secchi), 1 carota sbucciata e tagliata a pezzetti, 1 tofu fresco, tagliato a cubetti, 1 tofu fresco tagliato a cubetti e fritto in olio, 1 cavolo cinese medio, tagliato a pezzetti, mezza tazza di salsa di soia, mezza tazza di mirin (liquore dolce), 2 cucchiaini di sale.

Le tradizioni sul dohyo. Prima di ogni incontro di sumo, i due rikishi raccolgono una manciata di sale e lo spargono sulla zona dell’incontro. Si dice che questo rituale sia propiziatorio, finalizzato a proteggere i due lottatori da scontri sfortunati, ferite, cadute e infortuni. Ma ci sono altri riti nel sumo, come lo shiko, durante il quale un rikishi si posiziona a gambe larghe e ginocchia piegate e solleva le gambe (prima una poi l’altra) facendole ricadere con leggerezza. Con questa sorta di stretching i lottatori allontanano i demoni e intimoriscono l’avversario.

Capelli e perizoma: moda o tradizione? I lottatori di sumo hanno una caratteristica particolare: indossano un perizoma unico al mondo, il mawashi. Se durante un incontro il contendente perde il mawashi rimanendo nudo sul dohyo, la squalifica è immediata. I loro capelli, poi, sono acconciati con una crocchia caratteristica chiamata oi-cho mage. Quando un lottatore interrompe la carriera nel sumo, ha diritto al tradizionale taglio di capelli, durante una vera e propria cerimonia.



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