Cultura

Il balletto Woolf Works al Teatro alla Scala

Benedetta Bossetti
10 Aprile 2019

Il Teatro alla Scala mette in scena per la prima volta in Italia e sino al 20 aprile Woolf Works, il capolavoro del pluripremiato coreografo e regista Wayne McGregor. Il balletto si ispira agli scritti di Virginia Woolf su modernissime musiche di Max Richter che fonde musica elettronica a quella orchestrale; dirige Koen Kessels con il grande ritorno sulle scene in Italia di Alessandra Ferri.

L’opera ha portato McGregor a vincere il Critics’ Circle Award come migliore coreografia classica e il suo secondo Laurence Olivier Award come “Best New Dance Production”. La modernità dell’autrice è stato uno stimolo incredibile per McGregor, che ha spiegato: “Amava la danza e la musica. Voleva scrivere come se stesse scrivendo musica e coreografando danza. Ho pensato che sarebbe stato meraviglioso reinterpretarlo, e tradurre in qualche modo i suoi romanzi per la scena”.

Il coreografo esplora il mondo artistico e l’anima di Virginia Woolf attraverso la danza e il linguaggio del corpo nei tre atti del balletto – I now, I then, Becomings e Tuesday –, rifacendosi ai suoi romanzi Mrs Dalloway, Orlando e The Waves, ma  anche alle lettere, ai saggi e ai diari. Un viaggio fisico, emozionale ed evocativo, per una produzione di grandissima ricchezza espressiva, stilistica, coreografica e musicale.

Alessandra Ferri, superlativa, è l’anima del personaggio che emerge, con forza e fragilità, nel primo e terzo atto; una protagonista femminile creata per e con lei, che – ha raccontato l’artista – “Mi ha cambiato la vita”. Accanto a lei vediamo sul palco un interprete sensibile come Federico Bonelli, Principal dancer del Royal Ballet, e l’espressiva Virna Toppi. Sempre nel primo atto, si distingue uno straordinario passo a due, forte e drammatico, con Timofej Andrijashenko e Claudio Coviello.

Nel difficilissimo e faticoso secondo atto, Becomings, incontriamo invece Nicoletta Manni, impegnata con Christian Fagetti, Timofej Andrijashenko e Martina Arduino, insieme al corpo di ballo, in drammatici, articolati, abbaglianti e complessi slanci cinetici.

Il terzo atto un incanto che sfiora il passato e il presente di Virginia sul frangersi delle onde reso ancora più forte dalla voce del soprano Enkeleda Kamani dell’Accademia Teatro alla Scala.

Uno spettacolo impegnativo, emotivamente intenso, carico di lirismo tragico che cattura lo spettatore sin dalla prima scena che si apre con la voce di Virginia Woolf e si conclude con la sua struggente lettera al marito.

Superlativi tutti, e undici minuti di meritati applausi ed ovazioni. Da vedere.

 

 

Ph Credits: Brescia/Amisano Teatro alla Scala



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