Leggere insieme

Il bambino detective

Marina Petruzio
27 Ottobre 2019

Ultimo – per uscita – spaccato dell’infanzia di Ulf ce lo offre “Il bambino detective” di Ulf Stark per Iperborea, nella collana i Miniborei, come sempre illustrato dalla mano di Markus Majaluoma e tradotto da Laura Cangemi.

Parlare di Ulf (o Uffe come lo chiama il fratello) è dar voce a tutti i piccoli, eterni fratellini, che quotidianamente e senza sosta devono chiedere il permesso, non solo di esserci, ma di respirare, di poter essere visti, ammessi alla corte dell’adorato fratello, o sorella, maggiore. Ricoprendo agli occhi bambini un ruolo da eroe, aspirando ad avere prestissimo quell’età, la sua età, per essere come lui, o come lei, i piccoli debbono mettere in campo tutta la loro inventiva, la loro pazienza e anche un pezzettino di sofferenza, in un continuo altalenarsi di stati d’animo che vanno dall’esaltazione di sé che nasce dal dover mettercela tutta per riuscire nel proprio intento, a stati di vera e propria paura di non farcela. Che esista veramente un cattivo – come dicono i più grandi – pronto a rapirlo, torturarlo, strapazzarlo ma non sicuramente di baci come fanno mamma e papà? Paure che accompagnano il giorno e che la sera hanno bisogno di conferme da parte dei grandi veri. Accettare qualche umiliazione, piangere davanti a quei poco più grandi, e farsi ancora più piccoli. Parlare di Ulf significa anche parlare di quel bisogno che aguzza l’ingegno e mette in campo un’arguzia non indifferente, una genialità da manuale, una simpatia effervescente. Significa parlare di piccoli alla riscossa.

Il gioco questa volta, bene lo dice il titolo, è fare i detective: professione pericolosa quindi non adatta ai marmocchi combina guai. Ma nei sogni di grandezza del piccolo Ulf non c’è spazio per la demoralizzazione: sarà il detective più impavido che esista, i giornali parleranno di lui, il papà lo considererà un ragazzo in gamba e suo fratello…suo fratello diventerà verde d’invidia e lo implorerà e scongiurerà per essere ammesso nella sua agenzia di investigazione, lui e i suoi amici. Poco importa se si trattava di furti messi in pratica da una gazza ladra e refurtiva trovata nel suo nido, lui, Ulf, sarebbe diventato Il bambino detective. Nella realtà però Ulf deve riuscire ad attirare l’attenzione del fratello non tanto per finire sui giornali, quanto per poter far parte del gioco dei grandi. È per resistere che Ulf gioca la carta più preziosa che ha, la sua bicicletta nuova fiammante! Qualche caramella non di suo gradimento e gli stivaloni da pioggia di papà faranno il resto. Si farà ladro e detective, si nasconderà la bicicletta per entrare nella parte, rintracciare tutte le tracce, scovare gli indizi e ritrovarla felice come se non fosse stato lui a nasconderla proprio lì, sotto il pino! Tale la potenza del gioco! Ulf è la raffigurazione della genialità bambina.

Così è più o meno com’è andata in questa avventura che vede Ulf nuovamente alle prese con il suo fratellone e i suoi amici contabaci. Per un attimo prendiamo però il libro da un altro punto di vista. Quello del papà, o meglio dei vestiti del papà, e per puntualizzare dei calzini del papà.

Ora bello sarebbe poter chiacchierare con Markus Majaluoma attorno a questa strana abitudine, modalità maschile o tradizione nordica, che vede il papà in calze di spugna bianche, e come se questo già non bastasse, con alluci esposti. Eppure il papà di Ulf è un dentista, ha un’assistente, una casa con annesso studio o uno studio con annessa casa. Veste in modo non propriamente classico senza rinunciare però al pantalone con la piega, sebbene a scacchi di un improbabile verde, e alla camicia bianca con cravatta. Ma il calzino in spugna scaldapiedi della pennichella pomeridiana bucato è qualcosa che non a tutti sarebbe venuto in mente. Segno di uno stile che, al di là della laurea e di una affermata professione, lascia ancora spazio a quel modello di uomo da divano, eterno ragazzino arruffato, che arriva da lontano, dai tempi del college o dai primi anni di vita in solitaria indipendenza. Già, sì, ma dopo? Quando soli non si è più? Anche nell’immaginario di Ulf, quando sogna di apparire in prima pagina sul giornale affermato detective, il papà porta spessi calzini bianchi bucati, nota del fatto che non è casualità ma abitudine.

Nell’abbigliare i suoi personaggi Markus Majaluoma pone un’attenzione che va al di là del vestire per non essere nudi: caratterizza, fa parte del personaggio, ciancicato a sera, paranoicamente sempre quello per un senso di sicurezza come fanno i bambini, sporco, molle e trasandato come il fratello di Ulf e i suoi amici.

 

 

 

Il bambino detective
di Ulf Stark
illustrazioni di Markus Majaluoma
tradotto Laura Cangemi
collana Miniborei
edito Iperborea
€9
età di lettura: per tutti