Leggere insieme

Il bambino mannaro

Marina Petruzio
29 Giugno 2019

Nono nato nella collana I Miniborei di Iperborea, “Il bambino Mannaro” è un altro breve racconto firmato da Ulf Stark, nuovamente illustrato dalla divertente matita di Markus Majaluoma e pubblicato in Svezia per la prima volta nel 2011.

Ancora una volta protagonista, dopo l’indimenticabile “Il bambino dei baci”, è Ulf che nella vita porta una piccola croce che condivide con i tanti che sono fratelli piccoli di fratelli quasi adolescenti amorevolmente sadici. Piccoli con una vita difficile che rende ogni salto sempre troppo sotto l’orizzonte dei più grandi. Loro, i piccoli, così desiderosi di conquistarsi uno spazio seppur minimo nel mondo di quelli appena un po’ più gradi, che farebbero ogni cosa per i loro fratelloni e i di loro amici. Loro, i piccoli, che nulla e niente può contro l’immagine dell’eroico fratello più grande, mito indiscusso e esempio da seguire. E che come tutti i mitici fratelli più grandi sguazzano felici in questa dedizione, prendendosi gioco di facili e ingenue prede. Come quella volta che Ulf dal tiepido dell’acqua della vasca da bagno dopo una giornata non proprio finita bene, mentre suo fratello dal water sputava centrando il lavandino dopo essersi preso una punizione che lo vedeva penalizzato di due settimane di paghetta – gli chiese chi fossero i lupi mannari. Ne aveva accennato nel pomeriggio quando da clandestini giocavano nello studio dentistico di papà mentre lui si concedeva la necessaria pennichella post prandiale. Jasse, lo aveva chiaramente detto: Gustavsson – il teschio di papà con la mascella semovibile – era stato morso da un lupo mannaro che gli aveva succhiato il sangue e rosicchiato tutta la carne. Certo! I lupi mannari! – e la serata in un attimo si fa più divertente! – quelli che un attimo prima sei un bambino con i pantaloni a pallini – casualmente quelli del fratellino – e un attimo dopo il fatidico morso sei lupo mannaro a vita. Colpa della saliva e della luna piena…proprio quella che dovrebbe esserci questa notte!

E laddove per uno comincia il gioco per l’altro l’incubo. E così con la scusa di un giro di mosca cieca al buio della stanza, con l’aiuto di Gustavsson e di un po’ di saliva resa rossa dallo sciroppo delle caramelle al lampone regalate dalla nonna il fatto è compiuto, il morso dato, il segno lasciato, gocciolante di bava infetta e il piccolo sistemato, da crepar dal ridere. Ma bisogna reggere la parte e ridere non si può, non ancora.

E con i piccoli che mai metterebbero in dubbio l’onestà dei grandi il pasticcio è fatto e i guai cominciati nel momento in cui realizzano che da lupi mannari potrebbero anche mangiarsi uno della famiglia – allora meglio le caramelle al lampone di Jasse invece di Jasse in carne ed ossa. Ma il pensiero angosciante torna anche dopo la scorpacciata di gelatine: uno della famiglia? Nulla da fare, non resta che andare via, lasciare la tranquillità, la sicurezza e i comfort della propria casa! Non prima però di aver salutato mamma e papà. Il piede che sporge dal lenzuolo è una tentazione impossibile da domare per un lupo mannaro che si prende così un piccolo aperitivo: un lieve morsino all’alluce di papà. E poi via, fuori per la città piena di insidie con lo stomaco brontolante e i pensieri ingarbugliati tra umanità e mannarità. Girovagare tutta la notte solo e infreddolito – il terribile destino dei lupi mannari – rodendosi dentro per la fame, per non saper cosa fare, chi ascoltare e allora ululare alla luna. E infine, a giorno quasi fatto – quasi – trascinarsi verso casa – dopo aver scroccato due hot dog con molto ketchup all’omino del chiosco – e scoprire – grazie mamma! – che la luna piena sarà solo quella sera…

Se da una parte i piccoli risultano facile preda dell’emancipazione dei grandi, dall’altra sicuramente la loro creatività nel sapersela cavare anche nei giochi più complessi li porta a dare risvolti perfettamente a proprio favore anche nelle situazioni più difficili, come diventare lupo mannaro per una notte! Nulla da fare: Ulf è sicuramente un bambino – il bambino – che avremmo voluto e che vorremmo avere per amico. Nove su nove – e anche di più con le prossime novità – i punti a favore di Iperborea per i preziosi Miniborei.

 

 

Il bambino mannaro
di Ulf Stark e Markus Majaluoma
traduzione di Laura Cangemi
edito Iperborea
collana I Miniborei
9€
età di lettura: dai 5 anni, per tutti



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