Blog del Direttore

Il Blog del Direttore: e voi che Italia volete?

staff
26 gennaio 2012


Negli ultimi giorni sono rimasto particolarmente colpito dalla campagna pubblicitaria di un noto brand automobilistico. Vengono evocate le due Italie conosciute nel mondo: una amata, l’altra bistrattata, una stimata, l’altra guardata con sufficienza, se non con disprezzo. Ecco che lo spot centra un problema, un problema serio e sentito. Quello dell’Italia bifronte. Una fatta di stereotipi alla “pizza, spaghetti e mandolino”, tristemente nota per il flagello che è la mafia, per i capitani codardi, per i premier buffoni. E l’altra, speciale, feconda, ingegnosa, non solo riconosciuta, ma soprattutto apprezzata a livello internazionale.
Quando sono in giro per il mondo, mi capita spesso di notare come il nostro Bel Paese sia un argomento di conversazione frequente, se non abusato. E rimango colpito dall’immagine bifronte, appunto, che si ha dell’Italia.
Ricordo ancora una lunga chiacchierata nel ristorante del MoMA di New York avuta con una coppia di bostoniani doc: descrivevano un’Italia meravigliosa, ammiravano i nostri primati artistici, i nostri paesaggi suggestivi, il calore della gente; erano però altrettanto consapevoli di quell’altra Italia, quella in cui la ricerca non viene finanziata, in cui i giovani sono senza lavoro e i servizi pubblici rimangono inesorabilmente carenti. Si sono poi illuminati quando ho detto di essere milanese. La loro attenzione si è improvvisamente rivolta alla moda, al design, alla finanza. Insomma, alle eccellenze tutte italiane che il mondo ci invidia.
Ricordo poi un altro incontro. Ero ad Helsinki, con la mia amica Lara e la mia più stretta collaboratrice, Virginia; seduti in un locale della capitale finlandese la nostra attenzione è stata catturata dai discorsi di stampo leghista di un giovane imprenditore. Esistono due Italie, diceva, una produttiva e al pari dei paesi europei più evoluti e una seconda Italia descritta come il Terzo Mondo. Una visione semplicistica, un po’ ignorante, ma con fondi di verità.
In un periodo drammatico per la nostra economia come quello che stiamo vivendo, tutti dobbiamo comprendere quanto il nostro ruolo sia fondamentale. Il ruolo di ognuno di noi. Dobbiamo essere noi stessi, in prima persona, ad impegnarci per rialzare la testa e aiutare l’Italia a mantenere le posizioni acquisite nella competizione globale. Niente scuse, niente scarica barile, ma valore, grinta, presa di responsabilità.
Solo grazie al nostro impegno quotidiano sarà quindi possibile invertire la spirale negativa che sembra essersi impossessata della nostra economia e ricominciare ad offrire al mondo i frutti della nostra indiscussa creatività.
Sono in primo luogo i giovani a doversi impegnare, a mettere a disposizione della collettività il loro talento, l’entusiasmo, la tenacia. E a lanciare progetti imprenditoriali.
Poeti, santi e navigatori, dice il proverbio. Imprenditori dico io.
Ci si lamenta spesso – e nella maggior parte dei casi a ragione – delle poche opportunità che hanno in Italia le giovani generazioni; ma i dati ci mostrano anche il considerevole numero di under 30 che non studiano e non lavorano. Ma sono proprio loro che potrebbero e dovrebbero dedicare il loro tempo alla rinascita del nostro Paese.
“Noi possiamo scegliere quale Italia essere. E’ il momento di decidere se essere noi stessi o accontentarci dell’immagine che ci vogliono dare. Questo momento è quello di ripartire, ripartire nell’unico modo che conosciamo, con il nostro lavoro e mettendoci alla prova. Perché in Italia ogni giorno c’è qualcuno che si sveglia e mette nel suo lavoro il talento, la passione, la creatività. Ma soprattutto la voglia di costruire una cosa ben fatta. Questa è l’Italia che piace.” E di cui io personalmente vado orgoglioso nel mondo.

Luca Micheletto