Leggere insieme

Il brutto anatroccolo

Marina Petruzio
2 Febbraio 2019

I tipi di ZOOlibri traducono, adattano e pubblicano con lo smalto di un’ambientazione attuale “Il brutto anatroccolo” di H. C. Andersen, le illustrazioni, affidate agli acquarelli di Veronica Ruffato, sono state realizzate per il progetto curato da ZOOlibri nel corso di ARS in Fabula Master in illustrazione per l’editoria. Quel che ne risulta è un albo sonoro come una domenica mattina d’estate, in campagna, quando il sole è caldo presto e i giochi dei bambini non hanno tempo da perdere.

Mentre la fiaba è, nella sostanza, la medesima, incluse le foglie di farfaraccio, l’immaginario molto meno agreste lascia il passo all’onirico, l’impronta molto più fanciulla tanto che sembra di starci in quell’immaginario: con figure grandi, grandissime, di quando il lavorio là dentro è così potente che rimanda un immaginifico fuori misura e disordinato, come un sogno. Di quando uno si affeziona così tanto che comincia a chiudere le storie e i loro personaggi nei cassetti, che rumorosamente si aprono e sbattono di tanto in tanto, quando in bilico, le immagini si affacciano, come su un castello di carte, alla memoria. C’è molto rumore quando succede, ognuno ha qualcosa da dire, anche nell’immaginario. E non basta mettere una tigre dalla Foggia orientale a sorvegliare il tutto. È molto intima la forma illustrata di quest’albo. Gli oggetti del quotidiano entrano e si confondono così lo scrigno, oggetto per antonomasia che racchiude, luogo segreto dotato di serratura, casa di tesori, luogo della scoperta che si rinnova ogniqualvolta lo si apre generando, una volta chiuso, l’attesa della nuova scoperta. E qui i curiosi saranno soddisfatti: l’anatra cova. In uno scrigno capovolto e aperto come buttato lì per caso sotto un’enorme foglia di farfaraccio l’anatra cova uova dalla forma perfetta e dal misterioso contenuto. Una casa in uno scrigno con uova che debbono schiudersi. Un nido.

E così prosegue in un gioco di grande e piccolo. In quella casa dove è custodita una favola, una giungla e in questa giungla bambini che giocano, si inseguono. È estate, l’acqua è vicina, si gioca a chi arriva prima, si salta, quando si è stanchi si chiede un passaggio a spalluccia. Gli abiti sono leggeri, brevi calzetti bianchi coprono piedi vestiti di sandaletti trattenuti alla caviglia e forati sul davanti a raccontare un’infanzia.

E il ricordo della favola prosegue nell’immaginario di illustrazioni grandi a tutta pagina, per particolari e cambi di prospettiva, tra colori energici che ben esaltano il chiasso delle baruffe animali nel pollaio, del latrare dei cani da caccia e il Pum! Pum! dei fucili dei cacciatori così come le grida della moglie del contadino, le urla e le risate dei bambini come in una domenica pomeriggio fuori porta.

Ma veniamo a lui, al brutto anatroccolo. Brutto perché covato troppo, brutto perchè forse figlio del tacchino, vestito di un colore che da piccoli forse sì, non racconta nulla di bello. Eppure Veronica Ruffato lo veste di una bellezza che starà forse in quei piedi grandi e lunghi, flessuosi, così difficili da gestire fuori dall’acqua, nella forma che ricorda il suo becco, sproporzionato per la sua taglia, in quelle ali che non sono neppure piccole ma solo accennate, in quel modo timido e deferente di reggersi su una sola zampa appoggiando i lunghi piedi l’uno sull’altro quando anche i fratelli lo celiano: è impossibile non affezionarcisi, non desiderare che esista per davvero e dargli una casa nel cassetto del comò di camera propria.

In ultimo, ma non ultimo nella palette di cose osservabili in questo albo e da osservare con i bambini, un breve accenno all’umano rappresentato. Grande o piccola, l’umanità ha sembianze di bipede umano, con snodi alle caviglie, alle ginocchia con rotule e polsi sottolineati da un diverso rossore della pelle o da un’ombreggiatura. Capigliature di varie fogge e colori che considerano stili e caratteri, abbigliamento disegnato, riconoscibile nelle fogge e dove riconoscersi: in quel mantello rosso annodato al collo con Barbie pirata sulla spalla in un momento di gioco, così come nelle stampe delle magliette tra dinosauri e astronauti volanti.

Insomma, un albo nel quale c’è molto da guardare, molto da scoprire epico da dire!

 

 

Il brutto anatroccolo
versione originale di H. C. Andersen
tradotto e adattato da Zoolibri
illustrazioni di Veronica Ruffato
collana gli illustrati
euro 16
età di lettura per tutti



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