Sport

Il calcio onora Astori. E apre una nuova era

Riccardo Signori
5 marzo 2018

Il mondo del calcio per un giorno ha trovato le parole e non i gol. La morte di Davide Astori appartiene di diritto alla “Antologia di Spoon River”, un meraviglioso ricamo di ricordi e affettuosità, scritte da amici e colleghi, che non potrà mai leggere. Resteranno per la sua bambina, per ricordarle che il  papà era un uomo apprezzato, stimato, benvoluto. Forse una morte così strana, improvvisa, anche inconcepibile ha ricordato al nostro calcio l’essenza della vita, il bello di poterla vivere, la necessità di ricordarsi che ogni attimo va goduto. Davide Astori era un ragazzo che aveva dato senso al suo lavoro, alla professione, al rapporto cosiddetto di spogliatoio. Basta leggere Bonucci:”Il tuo sorriso non finiva mai”,  Thereau: “Un uomo leale”,  Buffon:” Una grande persona per bene”, Donadoni:”Era prima di tutto un uomo”.

 Bastava guardare la faccia impietrita di Andrea Della Valle, che ha raccontato questo ragazzo trentunenne nel modo di essere capitano della squadra. ”Era uno speciale, con grandi qualità umane e tecniche”. Ed ha ricordato che il capitano era pronto a firmare un nuovo contratto per chiudere la carriera nella Fiorentina. Il contratto aspettava solo Astori, che lo avrebbe firmato in settimana. C’è qualcosa di romantico e crudele in questa storia.

 E per una volta il calcio è tornato romantico, dimenticando il business. I calciatori hanno chiesto di fermarsi, innescando la domanda: giusto? Non giusto? Capita in tutte le professioni di assistere e vivere tragedie, persone che se ne vanno all’improvviso. Però nessuno si ferma, la vita continua, magari cercando di onorare chi non c’è più. I calciatori italiani di serie A e serie B hanno preferito una logica diversa. Rispettabile, però dovrà essere seguita e ricordata sempre: non c’è un calciatore di serie A uno di serie B o C davanti alla morte. Tutti vanno onorati nello stesso modo. Quindi sarà importante fermarsi sempre, per chiunque (speriamo sia solo casi sporadici) lasci il loro mondo in modo più o meno tragico. Nel caso di ragazzi così giovani non esiste un modo meno tragico. Astori è morto nel sonno, nella camera d’albergo dove la Fiorentina era in ritiro in vista della partita con l’Udinese. Solo l’autopsia e i medici potranno svelare la causa: se si è trattato di un arresto cardiaco imprevedibile oppure qualcosa di diverso.

 Lo sport quasi mai si è bloccato con decisione così immediata, ci sono stati ragazzi ugualmente onorati (il ciclista  Casartelli, il motociclista Simoncelli, che tutti conoscevano come Sic, morto durante un gran premio) ma le gare  si sono avviate. Il calcio forse apre una nuova stagione, dopo momenti drammatici come l’Heysel (la partita si disputò) e altri pieni di dubbi ad ogni morte che ripropone il quesito: giocare o non giocare? Spesso lo spettacolo non si è fermato.

  Buon per il nostro pallone se manterrà questa linea. Però non ci ingannino: guai bloccare i campionati per un noto giocatore ed , invece, limitarsi al minuto di silenzio o alla fascia nera sul braccio, per qualcuno meno importante. Il Coni dovrebbe imporre una linea comune a tutti: anche negli altri sport. Altrimenti lo spettacolo deve proseguire, come nelle regole di tutti i professionisti.


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