Leggere insieme

Il ciuccio di Valdemar

Marina Petruzio
27 Aprile 2019

“Il ciuccio di Valdemar” scritto e illustrato da Maria Jönsson per Beisler Editore è decisamente un albo col sorriso. Una storia che ne strapperà più d’uno, un piccolo saggio sulla saggezza dei bambini, di quel fare da soli, coi propri tempi, di cui i grandi spesso, e in quanto tali, non riescono a tenere conto.

Questione che reca dell’imbarazzo quella del ciuccio. Eh sì, quanto sono carini i piccoli d’uomo col ciuccio in bocca! Quanti problemi risolve agli inizi del cammino quando ancora ci si sta annusando, grandi e piccini per conoscersi, ansiosi di piacersi. Qualche urlo disperato in meno a causa della fame, una bella ciucciata consolatoria nel cuore della notte…non c’è dubbio, il ciuccio ha del provvidenziale ed è sicuramente un ottimo alleato. Sino a che non diventa nemico. Sì perché a un tratto il bipede di riferimento, stanco di raccogliere, lavare, alcuni ostinatamente di sterilizzare, getta la spugna e decide che è ora di toglierlo, che gli apparecchi correttivi costano! Quindi colui che prese la decisione di allearsi e di somministrare l’oggetto in cauciù a favore di qualche attimo di tranquillità, passando per una prima fase sadica in cui alla comparsa del piccolo slurpacchiante e gocciolante, zac! gli toglie il ciuccio senza pietà, salvo poi renderlo al primo assordante urlo di vendetta che annuncia una tragedia senza fine, decide che ora basta e scatta la fase due: il momento di salutare l’orrido e disgustoso, gocciolante e, in alcuni casi, maleodorante oggetto. Ignaro del fatto che le contraddizioni vengono al pettine, sempre, e sempre si pagano.

È così che il papà di Valdemar, che nulla e per nulla ha a che fare con Voldemort se non per mera assonanza, decide che ora basta. Il bebè è grande, il ciuccio roba da lupi piccoli. Valdemar non è un bambino – lupetto – supereroe, non è neppure bello, simpatico sì, ma nel tratto a china disordinato con quel suo pelo matto che si rizza e quel corpo lungo poggiato su quattro esili zampette, il muso lungo, lungo, ecco, bello non si può dire. Lui il ciuccio però lo vuole. Nella sua piccola testa il momento della separazione non è arrivato, i tempi non sono maturi e lui ancor meno.

Nulla servirà il fermo sadismo dell’adulto decisionale che afferra forbici enormi e mutila tettarelle, seziona amici cari, affogandoli all’occorrenza nel gabinetto che si direbbe anche pieno di pipì. Nell’armadio, sotto il materasso, in luoghi strategici quanti improbabili c’è sempre una riserva, uno magari un po’ più usato o di un colore passato di moda. Certo papà è brutto e via di sonora ciucciata. SLURP! SLUUURP! SLURPSLURP! Che infinita gioia e indicibile soddisfazione di lingua, mascelle, guance! Sino a che una sera lo strategico adulto, che più furbo di lui non c’è nessuno, decide con l’inganno invece che con l’intelligenza di gabbare il pargoletto lupo rubando il ciuccio alla sorellina più piccola. Non esiste fratello o sorella in grado di sopportare l’ululato disperato e infinito di un bambino o lupo, che dir si voglia o sia, più piccolo. Valdemar cederà in un gesto di estrema generosità il suo alla piccola Lisa che si addormenterà serena nel suo lettino a righe bianco e rosso, mentre allo stressato Valdemar toccherà una notte insonne e disperata.

La fine se, non fosse un libro per bambini dichiaratamente e spudoratamente schierato dalla loro parte, sarebbe logica: è quella sperata dall’adulto problem solver – senza per una notte senza per la vita. Al piccolo lupo è bastata una notte per diventare grande e quindi? Quindi i lupi grandi decidono DA SOLI quando smettere

Il miglior libro sul ciuccio letto sino ad oggi, non c’è noia, non c’è retorica, procedure assicurate o ricette: i bambini e i lupi sanno da soli quando è tempo di smettere e lo fanno da soli!

 

 

Il ciuccio di Valdemar
di e illustrato da Maria Jönsson
traduzione di Laura Cangemi
edito Beisler
euro 13
età di lettura: dai 3 anni



Potrebbe interessarti anche