Postcards

Il colore delle foglie tra le colline del Roero

Carla Diamanti
28 Novembre 2019

Poi arriva quella stagione in cui la terra sembra cambiare profumo, in cui gli alberi sembrano prendere fuoco, in cui i sensi vengono rapiti dalla natura, che torna a prendere il sopravvento. Così cammini fra le colline mentre il velo di nebbia del mattino si leva, muovi i passi e ti guardi intorno cercando di cogliere con gli occhi tutte le sfumature possibile.

Le foglie sui filari sono più rade, hanno perso vigore, sono pronte alla metamorfosi dell’autunno che le farà bellissime, ancora più belle, prima di privarle di ogni forza e di trasformarle in un tappeto multicolore. Non c’è più traccia di grappoli, ormai tutti al riparo e pronti a mutare in zuccheri, a fermentare, a diventare bollicine da levare in segno di augurio, o morbida bevanda per esaltare un cibo. La nebbia bagna la terra e le piante prima di salire, sciogliersi e cedere ai tiepidi raggi del sole.

Mi allontano dalla strada e cammino sulle foglie, lasciando sulla terra le impronte del mio passaggio. Impossibile sottrarsi alla natura, impossibile resistere a questo profumo e al suo richiamo. Camminando, salgo fra i filari e raggiungo la casupola isolata. Da queste parti si chiama ciabot: poco più di un riparo per i vignaioli, un punto fermo nel mare dei vigneti. Ciabot è casa, è l’urlo umano che si leva dalla natura. È la protezione, è il racconto del territorio, è l’identità del Roero, come recita il cartello appeso fuori della costruzione, è la pausa dal lavoro e il luogo della festa. A San Martino la festa è per la terra, che inizia il riposo. San Martino, che fa rima con nebbia e con profumo, è il momento in cui ci si ferma per fare il punto, quello in cui si tirano le somme e si progetta il futuro sorseggiando un bicchiere di vino rosso accanto al camino. O davanti al ciabot in una inattesa giornata di sole novembrino fra le vigne.

Quando il sole avrà fatto il suo rapido percorso autunnale e si appresta a scendere oltre le colline dalle spoglie viti, il pomeriggio invita a cambiare atmosfera e a camminare fra i vicoli acciottolati che parlano della storia. Quelli di Bra portano fra le eleganti facciate dei palazzi nobiliari del centro, portano sulla piazza della chiesa, barocca anche questa, fra le vetrine illuminate e invitanti, portano al preludio delle prelibatezze della tavola serale, tenera come la salsiccia locale che arriva dal passato, quando nacque per accontentare chi non poteva mangiare maiale per ragioni religiose, sottile come il tartufo che vola in piccole sfoglie a condire e profumare risotti e uova. Tonda come le nocciole e ricca come l’orgoglio e il senso di appartenenza.

In occasione del Festival della Salsiccia di Bra, l’8 dicembre alle 9 un treno storico d’inizio Novecento partirà dalla stazione di Torino Porta Nuova e raggiungerà il cuore della festa, nel centro di Bra dove tre chef stellati si sfideranno con piatti preparati con ingredienti del territorio. Da degustare prima di una visita guidata della città e dei musei aperti e gratuiti per l’occasione.

 

 

 



Potrebbe interessarti anche