Leggere insieme

Il disastrosissimo disastro di Harold Snipperpott

Marina Petruzio
9 Febbraio 2019

Che “Il disastrosissimo disastro di Harold Snipperpott”, scritto e illustrato da Beatrice Alemagna e edito da Topipittori, appartenga a quella categoria di libri con particolare attenzione al sorriso, aggiungerei alla risata, credo non se ne possa avere dubbio sin dalla copertina.

Cosa ci faccia, o meglio come sia finito Harold Philip Snipperpott, quasi settenne, aggrappato all’orecchio di un enorme e rugoso elefante che corre all’impazzata per le strade della città sollevando pietre dall’ordinato selciato, questa è cosa la cui curiosità può essere colmata solo entrando nel vivo, nel pieno della storia e nella casa della famiglia Snipperpott.

Una casa sì, e precisamente nella terza cucina dei libri di Beatrice Alemagna. Certo una cucina differente da quella della casa di Eddi ne “Il meraviglioso Cicciapelliccia, non c’è una bella tazza di latte fumante dietro la quale leggere un gesto amorevole di chi sa e desidera prendersi cura, i disegni appiccicati un po’ storti alla porta con un nastro adesivo evidente, gli utensili sparsi sul piano del lavandino come di chi quella cucina la usa proprio, ci passa un pezzo della sua vita condividendola con gli altri. Certo non ci si ritrova neppure quell’aria famigliare un po’ a tutti, di quelle piastrelle fredde sempre al piede, estate e inverno, di quel rosso-casa-di-campagna, il cesto coi fiori secchi e quel profumo intenso di cioccolata calda. Quella che ti aspetta al rientro, fumante, in quelle giornate fatte proprio di niente, la mamma già al tavolo ad attenderti, quando non servono neppure le parole, come in “Un grande giorno di niente”. No, questa è una cucina silenziosa, perfettamente in ordine, perfettamente pulita, perfettamente gelida anche se il pavimento è ricoperto delle stesse piastrelle, esagonali, della casa di campagna ma queste forse sono più fredde perché sono gialline di granella di marmo. Anche le candeline sulla torta di Harold Philip sembrano fredde anche se accese, manca il batuffolo di fumo bianco lasciato da qualcosa di caldo preparato da qualcuno che poi rimane lì con te a fantasticare su una ipotetica festa di compleanno. La tua festa. I tuoi primi sette anni. Invece no. La cucina della casa di Harold Philip è vuota e fredda allo sguardo e al cuore.

Fuori dalla cucina la situazione non migliora, la casa di Harold ha soffitti alti, vetrate che si susseguono, oggetti di design, è perfettamente in ordine e…perfettamente adulta. Ecco, come poi la mamma di Harold Philip, perfettamente elegante nel suo completo plisset perfettamente in tono con l’arredamento, possa conoscere un tipo come il signor Ponzio questo rimane un mistero, ma fatto sta che all’improvviso in casa Snipperpott entra Ponzio un uomo buffo che come lavoro fa il risolutore di problemi. Succede che Harold Philip per una volta nella sua vita vorrebbe festeggiare il suo compleanno dando una festa a casa sua. Con dei bambini. Degli amici. Come fanno tutti gli altri, che a sette anni di queste cose ci si accorge. Ma succede anche che quando ti chiami Snipperpott hai la famiglia che hai e questa non è già particolarmente incline a carezze e baci figuriamoci a una festa di compleanno! Ma Ponzio rassicura tutti la festa ci sarà e sarà memorabile, anche se non ci sono bambini da affittare per quel giorno. Bambini no ma un intero universo animale tenuto in fila per due sì e si riversò in casa Snipperpott addobbata a festa per l’occasione. Di quegli addobbi in breve tempo non rimase traccia, così come di quell’aria un po’imbalsamata del salotto, degli Snipperpott e sinceramente di tutta la casa. È così che successe: dopo che l’ippopotamo si tuffò nella vasca da bagno profumata di olii e morbide schiume, dopo che la giraffa ebbe fatto una sostanziosa merenda con i pendenti di cristallo del lampadario antico del salotto, dopo che pecore e maiali presero di mira l’imbottitura del divano sopra il quale aveva stabilito il suo quartiere generale un orso polare, dopo che, insomma, gli animali cominciarono a comportarsi da animali, un coccodrillo ebbe la malsana idea di mostrare le sue fauci agli Snipperpott, che si rifugiarono terrorizzati in un baule che fu impossibile aprire. Ecco come successe che Harold Philip Snipperpott si ritrovò in groppa a un elefante terrorizzato in fuga per la città. La festa fu senza alcun dubbio memorabile.

Se tutto questo appartenga a realtà o a finzione, che sia immaginario infantile o segno di quella potenza per cui tutto è possibile in quegli anni, poco importa. Harold Philip ha realizzato il suo sogno. La mamma e il papà a fine serata si sono baciati, di un bacio appassionato e appiccicoso, e ora lo stanno coccolando sul divano. Il lettore ha riso di gusto e vorrà sicuramente riniziare da capo. E nel camino arde e scoppietta un bel fuoco. Basta questo.

Sottolineerei due particolari, di quelli che solo i bambini notano quando si tratta di osservare i loro umani genitori: il ciuffo ribelle del papà sulla porta di casa alla vista di Ponzio e dei suoi animali, che ci sono persone che nascono pettinate e che non si spettinano mai e quando succede, beh…e di come la signora Snipperpott in quella baraonda perse le sue calze in cachemire a coste.

Ci sono albi che finiscono in anticamera davanti a uno specchio, altri in cucina con le piastrelle rosso-casa-di-campagna e altri che passando per il salotto arrivano in camera da letto giusto un attimo prima di salutare l’universo di animali di pezza, stoffa, peluche, o veri chissà, e con un gesto complice augurare loro una buona notte. Sino a domani. Sino alla prossima avventura.

 

 

 

Il disastrosissimo disastro di Harold Snipperpott
scritto e illustrato da Beatrice Alemagna
edito Topipittori
euro 20
età di lettura: gioiosamente e disastrosamente per tutti!!

 



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