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Il fai da te è a tavola: sono arrivati i comfort format

Giorgia Giuliano
30 Gennaio 2019

Se la gente corre, la ristorazione rincorre: ci sono posti che hanno come parola d’ordine le persone e come vogliono mangiare – dopotutto ognuno di noi ha un motto.

Più che di comfort food, è ora che si parli del cugino comfort format perché ad oggi abbiamo tutti la possibilità di scegliere un tipo di pasta e come meglio condirlo. Il menu non è più una benda sugli occhi ma diventa una sorta di vecchio walkie talkie tra noi e una brigata ai fornelli. C’è insomma una nuova idea del bello: il bello di mangiare fuori proprio come a casa, senza però tutti i piatti da lavare.

Milano ha tenuto il posto a un format come Pausa (al 28 di via Cesare Correnti) che all’estero ha parecchio fatto leccare i baffi.  Il locale assomiglia tanto alla lampada di Aladino, quella che va sfregata perché ogni desiderio si realizzi: in maniera simile, da Pausa possiamo ordinare una schiacciata croccante farcita nel modo più vegan o carnivoro possibile e tutta la pasta che vogliamo – lunga o corta – condita con quel pomodoro che non stanca mai, cacio e pepe, pesto e quanto più c’è di italiano.

Sempre nel capoluogo lombardo, un altro innovativo grande classico è Mi Scusi che dà al nostro appetito la libertà di scegliere tra i piatti tradizionali dello stivale: c’è la pasta ripiena, i paccheri napoletani, le trofie liguri, la burrata, il ragù della domenica. Lo trovate in diverse zone in città: in Isola e in Colonne, alla Stazione Centrale, in Cadorna e in Piazza Cinque Giornate.

Il fai da te a tavola funziona, coinvolge e ci fa divertire. Anche se il nostro compito altro non è che metterci a sedere e aspettare il ben servito, in realtà (e in maniera piuttosto comoda) abbiamo un ruolo non indifferente in questa gran catena di montaggio che è la ristorazione. Siamo clienti attivi e creativi e il merito è di questi nuovi format che mettono al primo posto le esigenze delle persone proponendo un approccio smart nella scelta e nel piatto: si tratta di locali che non hanno per davvero tante pretese se non quella di rendere semplice un’esperienza. Semplice come può esserlo un piatto di pasta.

 



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