Cinema

Il grande (cuore di) Gatsby

Giorgio Raulli
24 Maggio 2013

Nick Carraway (Tobey Maguire), giovane agente di borsa, affitta a Long Island una piccola casa circondata da ricche ville e castelli. Il suo vicino è il miliardario Jay Gatsby (Leonardo Di Caprio), uomo raffinato e misterioso, che organizza feste gigantesche a cui partecipano liberamente persone di ogni provenienza. Nick però viene espressamente invitato con un biglietto, e tra Gatsby e il giovane nasce un rapporto di stima e amicizia: Jay gli rivela di essere interessato a Daisy (Carey Mulligan), cugina di Nick, ormai sposata, di cui si era innamorato molti anni prima.

Il regista Baz Luhrmann ha riproposto, senza nasconderlo troppo, gli stilemi e le strutture del suo capolavoro “Moulin Rouge!”, connotando il romanzo di Francis S. Fitzgerald con i colori sgargianti e gli anacronismi musicali che tanto hanno avuto successo nella pellicola del 2001. Senza volersi allontanare troppo dalle pagine del libro, il regista australiano sembra aver semplicemente messo un vestito nuovo al suo “Moulin Rouge!”: in “Il Grande Gatsby” infatti, Nick assume il ruolo di scrittore/narratore, spettatore (come dice egli stesso più di una volta nel corso del film), oltre che attore, della sua realtà caotica e destinata ad un epilogo tragico. Certo, non è Nick il protagonista romantico, e non è quindi lui ad agire spinto dall’amore come accadeva per Ewan “Christian” McGregor, ma di fatto sembra che Luhrmann abbia voluto fare un passo indietro (non che sia necessariamente uno sbaglio).

Una storia sulle apparenze, su ciò che si cela dietro una facciata perbenista di lussi e divertimenti, un film che ci mostra la vanità delle feste e dell’inguaribile ottimismo di Gatsby: un grande uomo che si è fatto da solo, un romantico sognatore; è questo il vero cuore del romanzo, che ancora oggi ammonisce sul materialismo della nostra società e sulla distanza tra il vero Io e le facciate dietro cui ci si nasconde. Leonardo Di Caprio interpreta perfettamente l’effimera giovinezza fatta di luci, balli e paillette che deve lasciare spazio ai veri sentimenti; Carey Mulligan invece conquista meno nonostante la sua bravura, ma probabilmente a causa della natura del personaggio.

“Il Grande Gatsby” di Baz Luhrmann tutto sommato fa centro grazie ad un buon cast e alla ormai rodata formula del regista di raccontare, attraverso le parole dei protagonisti, le realtà sociali dell’eccesso e della decadenza in un’ottica sgargiante e malinconica.

Giorgio Raulli



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