Leggere insieme

Il Grotlyn

Marina Petruzio
7 aprile 2018

Il ritorno di Benji Davies, quatto quatto, in casa Giralangolo avviene tra le pieghe di un nero notte, un assordante silenzio interrotto di tanto in tanto dal sinistro suono di passettini sulle assi di un pavimento di legno e avvolto dal mistero di inspiegabili furti.

L’azzurro sereno dei risguardi parla di una bella giornata, come quelle a cui Davis ci ha abituato, di isole rigogliose e colorate, di giochi, scorribande, passeggiate in riva al mare a raccogliere i doni di una tempesta appena passata. Certo, erano altre storie, ma poi quando cala la sera…

Un nero profondo introduce in un polveroso suburbio londinese d’altri tempi, tinto della polvere del carbone che macchia quel rosso terracotta dei mattoni delle case e annerisce i tetti, Vikers il poliziotto, la camicia bianca di Sam, l’attacchino bambino. E mentre la piccola Ruby – di Addamsiana memoria, con tanto di trecce e colletto bianco – si aggira per le stradine rientrando a casa, un suonatore di organetto di quelli col grembiule da ciabattino, una bombetta troppo piccola su un grande viso roseo e barbuto, un lungo guinzaglio rosso legato a doppio giro alla propria mano e dall’altra parte una s c i m m i e t t a (!), intona una singolare canzone…io so quando il Grotlyn di soppiatto si è intrufolato in casa tua quatto quatto…sono parole a cui lì per lì non badi, ma che poi quatte quatte una notte, andando a letto, su per la ripida scala rischiarata dalla fioca luce del solo lume, tornano pesanti, si trascinano, striscianti, incupiscono quel nero, fanno scivolare le coperte sino al naso. E chissà perché in tutto il silenzio che si crea attorno le orecchie cominciano a sentire anche quello che non c’è, anche quel rumorino di cenere giù dal camino.

La cenere giù dal camino non è la sola stranezza, l’unico rumore sinistro. Benji Davies come un vero regista (e lui lo è sul serio!) crea suspence, gioca con quel nero, con quella luce sinistra sempre di taglio, punta sulle orecchie tese del lettore e muove gli oggetti, facendoli sparire, con uno WHOOSH. Un pezzo di formaggio, un libro sgualcito, una scatola di biscotti, dei rotoli di spago, dei fazzoletti di seta, forse un ago, una fune, una cassetta degli attrezzi una lampada a olio e pezzi di stoffa, un cesto, una ruota…sembra un mercato anziché un furto programmato! Poi torna sulla scena del delitto e lascia la parola ai terrorizzati. Un nome si fa largo tra gli indizi di chi lo ha visto zigzagare nel parco, sentito rumori nella dispensa, trovate tracce del suo passaggio: il Grotlyn! Il Grotlyn? Solo Vikers il poliziotto nella notte nera mentre comincia a piovere a catinelle intercetta quel whoosh, lo vede attraversare di corsa il cortile, il cesto della biancheria sembra avere agili gambe, zampette veloci, e in men che non si dica scompare nella notte ormai tempestosa.

Mentre Vikers in mutandoni e tradizionale casco da bobby inglese, scalzo, correva lento e goffo nelle strade in penombra. L’immagine del poliziotto in pippesco pigiama riequilibra la suspence, con una risata il respiro riprende, la tensione si allenta.

Le pagine successive svelano la marachella di un furfante poco credibile, le pagine si colorano e il sole torna a splendere, anche i camini fumanti e la polvere di carbone tra i colori dell’alba sembra assumere toni un po’ meno oscuri. E mentre tre figure guardano da un tetto il tinto orizzonte come a voler accompagnare con lo sguardo qualcosa, qualcuno per la via è seriamente arrabbiato tanto da prendere a calci la sua piccola bombetta! I risguardi azzurri in uscita raccontano di come dopo la notte più cupa torni sempre e comunque il sereno e se non proprio il sole almeno la chiara luce che cancella i rumori e rasserena lo sguardo.

Il Grotlyn non può che ispirare simpatia sebbene Davies avvisi subito, sin dalla copertina, i lettori di tutte le età, che ci vogliono nervi saldi e una buona dose di coraggio per entrare nell’albo e in camera di Ruby e che le prospettive disegnate come quelle cinematografiche raccontano storie diverse, a volte serene e gioiose, a volte famigliari come spesso lo sono quei brividi lungo la schiena che colgono proprio quando c’è da andare a letto la sera!

Il testo in rima, quasi una ballata, ben si sposa con l’ambientazione inglese e ben riporta alle locande e ai loschi figuri che si dilettavano a raccontare di notti buie e tempestose, di pioggia a catinelle, di cimiteri e di sinistri furti.

Al suo quarto libro come autore e illustratore Benji Davis non ha ancora finito di stupirci…per fortuna!

 

Il Grotlyn
Testo e illustrazioni di Benji Davies
Tradotto Anselmo Roveda
Edito Giralangolo – EDT
Euro 15,00
Età di lettura: per tutti!


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