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Il menswear ora corre più veloce del womenswear

Martina D'Amelio
28 giugno 2018

Uno scatto della sfilata di Louis Vuitton SS19 by Virgil Abloh

Dati alla mano, il menswear di lusso al momento accelera sul womenswear. A rivelarlo non solo gli ultimi successi sulle passerelle delle settimane della moda maschile – a partire da quello di Virgil Abloh da Louis Vuitton – ma anche le statistiche.

Secondo una ricerca di mercato condotta da Euromonitor infatti, le previsioni parlano chiaro: le vendite delle linee maschili supereranno quelle femminili nell’arco di tempo che va dal 2018 al 2022, con un tasso di crescita annuo del 2%. Statistiche sorprendenti se si pensa che fino all’anno scorso il womenswear vantava ancora il primato in fatto di abbigliamento e calzature rispetto al mercato maschile, che valeva solo un quarto dei corrispondenti introiti al femminile.

Il merito? Sicuramente dei marchi streetwear, che dominano sempre più la scena con creazioni che trascendono i generi e sono cool e desiderabili a tutto tondo. Basti pensare a Balenciaga e Off-White, giusto per citarne due. Chi non comprerebbe i loro must al maschile, dalle maxi felpe oversize alle t-shirt logo, anche tra il pubblico di fashioniste al femminile? A trainare l’ascesa la categoria sempre più forte dei Millennials di ambo i sessi, sempre alla ricerca del nuovo pezzo del momento da sfoggiare su Instagram. E a seguire, il merito è anche dei grandi gruppi del lusso che sanno come far funzionare le proprie Maison. LVMH e Kering sono nel pieno dei cambiamenti: il primo appunto con un’impronta sempre più forte sul menswear – basti pensare ai recenti giri alla direzione creativa, con l’arrivo del DJ Virgil Abloh alla guida delle collezioni maschili di Louis Vuitton a marzo, il lancio della collezione maschile di Céline by Hedi Slimane e il debutto di Kim Jones da Dior; mentre in casa Kering a trainare sono i marchi come Balenciaga, Gucci e Saint Laurent, da sempre amatissimi dal pubblico maschile (complici, appunto, i must street come le sneakers, le magliette oversize, i jeans). Le conferme arrivano non solo dai dati, ma anche dai vertici: “È più di un trend passeggero: c’è una forte richiesta intorno all’industria maschile in tutte le sue forme che deriva in parte dagli acquirenti più giovani, lo constatiamo chiaramente dalle vendite” ha dichiarato Sidney Toledano, presidente e ceo della divisione moda di Lvmh. E la consulente dei settori beauty e fashion di Euromonitor, Marguerite Rolland, ha sottolineato: “Il successo è dovuto al fatto che gli uomini oggi pongono una maggiore enfasi sul loro aspetto, alimentato anche dalla crescita dei social media“.

Ma per ogni pro c’è sempre un contro. A soffrire del crescente successo del casualwear per lui è il formalwear. Più costoso, più serioso, meno accattivante per un pubblico giovanile, il settore stando ai dati della ricerca ha registrato una perdita nelle vendite di abiti da uomo pari a -700 milioni di dollari tra il 2012 e il 2017 nella sola Europa occidentale. Insomma, il futuro del menswear è roseo solo a metà. Anche se le ultime fashion week fanno ben sperare in una ventata di novità.

 

 


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