Postcards

Il mondo perduto nel deserto meridionale dell’Arizona

Carla Diamanti
5 aprile 2018

 

Segui una strada che corre dritta in mezzo al vuoto totale. Giri a destra su un incrocio improbabile, parcheggi l’auto, scendi e ti ritrovi immerso in un mondo perduto

Tre volte al giorno, rigorosamente scandite da un orario preciso. Nella piccola arena alle spalle dell’O.K. Corral va in scena la ricostruzione della sparatoria che ha reso celebre questo angolo di America in tutto il mondo. Quel duello ripreso dal cinema ed entrato nell’immaginario collettivo come la sintesi della vita e della legge nel selvaggio West. Quello avvolto da un alone di magia tale che persino l’esplosione dei colpi di pistola (a salve, beninteso) emozionano come se fossero un rintocco di campana.

Succede nella cittadina di Tombstone, una scheggia di passato conficcata nel deserto meridionale dell’Arizona, dove quattro ruote e un po’ di pazienza ti fanno fare un salto nel tempo. Come ogni cittadina del West della nostra fantasia, alimentata anche dal contributo del grande schermo, Tombstone (il nome – lapide – è già un programma) si concentra intorno all’unica strada principale. Di qua e di là le case sono costruite con assi di legno, precedute da sottili colonnine, sempre di legno, che aiutano il porticato a proteggere i passanti dal sole cocente. Sono di legno anche le insegne, che si muovono cigolando spinte dal venticello mentre sulle assi del pavimento risuonano i colpi secchi degli stivali di cuoio. Annunciano l’arrivo dello sceriffo, dei suoi uomini e degli altri abitanti della città, tutti vestiti in costume d’epoca come se il tempo si fosse fermato. Lavorano al saloon con tanto di bancone dove autentici locals con cappello e speroni bevono in piedi una birra mentre sul palco l’immancabile suonatore di banjo intrattiene gli ospiti serviti da cameriere che ricordano Calamity Jane. Orologi fermi anche nell’edificio del tribunale, in mattoni come le residenze più importanti, in quella del giornale locale e lungo la strada centrale, riservata a pedoni, carrozze e cavalli. Le quattro ruote e tutto ciò che rimette al passo l’orologio del tempo sono confinate alle strade laterali e nascoste alla vista. Nulla deve disturbare il sogno. Tutto è perfettamente sintonizzato, armonizzato e così perfetto che non può che essere autentico. Forse ricostruito? No. L’unica ricostruzione, qui, è quella del duello del 26 ottobre 1881. A mezzogiorno in punto.


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