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Il motociclismo corre in rosa: Ana Carrasco è la prima campionessa del mondo

Alessandro Cassaghi
29 ottobre 2018

C’è una ragazza che ha fatto la storia delle gare motociclistiche: si chiama Ana Carrasco ed è una spagnola di Murcia di soli 21 anni. La notizia, che ha quasi dell’incredibile, è che si è laureata campionessa del mondo…contro i colleghi maschi!

Una superdonna questa Carrasco, che nella stagione appena conclusa della classe Supersport300 ha ottenuto tre vittorie, mettendo in riga tutti i colleghi. La tre medaglie d’oro conquistate – prima a Imola, e poi con la doppietta nello storico Donington Park – l’hanno fatta entrare nella storia, e con lei il team che ha creduto nel suo talento, il DS Junior team racing, che le ha dato la possibilità di correre in pista con una Kawasaki Ninja.

Appena ha capito di essere diventata campionessa del mondo, Ana non è riuscita a contenere la felicità, queste sono le sue prime parole a fine gara, con le lacrime (di gioia!) agli occhi: “La vita è fatta per credere, per credere in te stessa, nei tuoi sogni, nei tuoi familiari. Che vada bene o vada male, tu non smettere di credere che tutto sia possibile. Mai smettere, anche quando non si hanno più speranze”. Addosso aveva una t shirt nera, con una grande scritta rosa shoking: “Guida come una donna, guerriera rosa”. Una frase che riassume bene tutto lo spirito battagliero della Carrasco. Sempre determinata, sia che si tratti di fare “a sportellate” con i colleghi maschi, sia quando bisogna allenarsi in palestra, sollevando pesi o facendo trazioni; perché in gara conta prima di tutto la testa, ma ha importanza anche il fisico.

Fino a quando non ho capito di aver vinto, il percorso è stato difficile, fatto di sforzi e dedizione”, racconta. Ma ora ce l’ha fatta, e guarda tutti dall’alto. Soprattutto il suo rivale numero uno, Scott Derue, che nella gara decisiva è uscito di pista lasciandole la strada libera. Ma alla fine, anche lui le ha dovuto stringere la mano, come ha fatto un motociclista molto affermato che ha assistito alla gara, il nostro Marco Melandri.

Ma da dove parte la passione per le due ruote di Ana? Dovete sapere che è salita in sella alla sua prima minimoto a soli 3 anni, e appena quattordicenne ha preso parte al campionato nazionale spagnolo. Da quell’istante, è iniziata la sua carriera, un percorso ricco di successi che l’hanno portata in cima al mondo.

Alcuni infortuni avrebbero potuto farle abbandonare il sogno chiamato mondiale, ma lei non ha mai mollato. “È stata durissima arrivare in alto, ho sofferto per degli infortuni temendo di non tornare quella di prima. Ma ora eccomi qui: il mio sogno di bambina è diventato realtà, ci ho sempre creduto”.

Ora, finito il campionato, Ana potrà tornare all’altra attività che le riesce molto bene, ma è decisamente meno pericolosa rispetto alle sfrecciate a duecento all’ora in pista: lo studio. È iscritta (con profitto, dicono) alla facoltà di Giurisprudenza: dopo l’oro, dunque l’alloro?

 

 


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