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Il patriarcato fa schifo, lo dicono anche i papà

Alessia Laudati
23 Luglio 2019

Da Ziauddin Yousafazi, il padre di Malala, fino a quello di Milly Carlucci: anche i papà hanno imparato il femminismo

 

Le femministe combattono il patriarcato e non perdono giustamente occasione per ricordarne pubblicamente i pericoli e le minacce. Un sistema famigliare e sociale in cui gli uomini detengono il potere in totale sfavore delle donne, che lascia loro pochissima autonomia decisionale, non è giusto e non è equo. Ma cosa dire quando gli uomini stessi parlano degli svantaggi di vivere in un mondo del genere? È quello che succede quando le battaglie per i diritti delle donne non diventano solo una questione femminile. Al contrario, riescono ad abbracciare tematiche trasversali al punto che anche gli uomini cominciano a mettere in discussione questo schema. Sta succedendo in Occidente ma anche in Oriente. Un apprendimento in molti casi inverso, che ribalta i ruoli tradizionali: non il papà che insegna, ma il padre stesso che impara.

I padri in molti casi prendono posizione rispetto al femminismo delle figlie, lo abbracciano, lo supportano e trovano in esso la strada per ridiscutere alcune delle loro certezze di uomini. Ziauddin Yousafazi, il padre di Malala, ad esempio, già autore del memoir “Let Her Fly: A Father’s Journey and the Fight for Equality”, ha scritto di recente un articolo sul Time dal titolo “What Being Malala’s Father Taught Me About Feminism” affermando che vivere in una società patriarcale dove le donne sono escluse da forme di istruzione anche basilari è frustrante anche per gli uomini, spesso costretti a provvedere da soli e con grande sforzo – cita l’esempio del Pakistan – a famiglie molto numerose dove alle donne non è data la possibilità di lavorare. Essere il padre di Malala gli ha fatto prendere coscienza che il patriarcato è “pura stupidità”. Anche in Italia però esistono testimonianze del genere. Milly Carlucci ha ringraziato di recente il padre in un’intervista proprio ricordando come è cresciuta, con l’input del genitore che l’ha sempre spinta a diventare autonoma e indipendente.

Generazioni diverse trovano così il modo per dialogare su un tema comune: la parità di genere. Un obiettivo che oggi potrebbe far acquistare diritti e far crescere l’economia. Uno scambio non solo dunque capace di far progredire la società, di renderla più equilibrata e più giusta, ma anche più produttiva.



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