Leggere insieme

Il pensiero di Brio

Marina Petruzio
2 Novembre 2019

Il pensiero di Brio”, albo dalla solida copertina in spesso cartone edito da Franco Cosimo Panini, ammicca dagli scaffali per quell’immediato senso di leggerezza e felicità che regala sin dal primo sguardo. Un bianco di fondo punteggiato da morbide nuvole azzurre e una manciata di personaggi allegri e variopinti lanciati in aria. Nulla di più normale quando l’illustratore è Emanuele Luzzati e il testo del maestro Mario Lodi.

Brio è un bambino. Uno di quelli che è qui ma anche là. Uno di quei bambini a cui basta una finestra e una parola, una di quelle che ti lasciano senza fiato, che a tanti paiono uguali alle altre ma che non lo sono. Sono quelle parole per cui in un attimo il pensiero si accende e senza fare rumore vola fuori, và, e allora…Il pensiero di Brio è più brioso di lui che a volte è stanco, ha sognato sogni stancanti dove si è arrampicato, ha scalato montagne, sogni sempre in movimento. In questi casi il suo pensiero la mattina resta a dormire non lo accompagna a scuola. In quei giorni chissà perché tutti fanno domande, soprattutto la maestra, ma senza pensiero, difficile rispondere, la testa è vuota, non si accende nulla, nulla vola come se fosse un aquilone! Se nella testa non c’è il pensiero si è stanchi e apatici. Ma quando uno si chiama Brio e anche il suo pensiero é brioso accadono cose meravigliose. C’è un gran da fare, un grande movimento, non si sta in pace un attimo. Quando il pensiero vola va su, da in alto a in altissimo, può salire sulle nuvole e lì fare cuccia, riposarsi un po’, indugiare per poi riprendere più fresco che mai a giocare con tutto quel vapore bianco, a togliere e mettere ciuffi di nuvola per inventare castelli, giostre dai bianchi e spumosi cavalli e balzare di nuvola in nuvola e ridiscendere se proprio deve fare pioggia. A terra è tutta una battaglia, un tafferuglio, un’avventura. A scuola poi nell’ora di scienze non è difficile pensarsi pesce tra tutti quei torrenti che saltando scendono dai monti si gettano nei fiumi e poi nel mare e con tutto quel fresco, quel fragore, quello stare un po’ in montagna saltare di roccia in roccia, lasciarsi travolgere, riemerge per tuffarsi ancora e poi finalmente al mare! Ecco, così, facendo prendersi un po’ la mano da tutto quell’immaginare, monti, fiumi, mari e torrenti non è difficile poi sentirsi pesce. Un pesce colorato e bellissimo che salta sulle onde e gioca a nascondino tra le alghe. E poi nuovamente basta una parola, una di quelle che hai grandi, soprattutto ai maestri e alle maestre, piace ornare di un uncino finale, un ricciolo sul quale non si può scivolare, è cosa seria una domanda. Con un tonfo sei per terra un po’ meno brioso ma pur sempre Brio.

Niente televisione per un pensiero brioso, ma piuttosto una maglietta a righe, a volte solo bianca e blu marino, altre con del rosso vivacizzante. Non sono mai solo righe quelle che a pennello o pennarello traccia libere Emanuele Luzzati, ma il vero accento di quel pensiero brioso.

Sono righe che vibrano che non stanno nelle righe, si scontrano, si sovrappongono in una parola si muovono con la stessa vivacità di un bambino. Sono grosse e sottili a volte frettolose, a volte fitte e compatte come taluni pensieri. A volte hanno un fremito quando la maestra accarezza i capelli o quando volano sin sulle nuvole, quando il pensiero fa una capriola davanti a una bella bambina dalle trecce bionde, carina ma carina! E allora ecco che dinanzi all’amore il pensiero brioso vola in alto come sospinto da un soffio invisibile, e con lui i bambini e le bambine, Brio e la bella bambina dalle trecce bionde, la maestra e il suo innamorato. Gote rosse, capelli gonfi di vento, piccoli pezzi di carta colorata, marmorizzata, a fiori, qualche ritaglio di tessuto piegato a disegnare un braccio, rotondo ad assecondare il movimento di una gamba che si slancia verso l’alto, allegro ed energizzante a dare l’impressione di un moto perpetuo di una forza travolgente, di un qualcosa che non si ferma e non si fermerà, come quel bi-bidibodi-ghe che ancora oggi fa saltare in tanti sul letto. Così ti ritrovi in un albo che dal farti l’occhiolino ti fa volare in alto, colto da un irrefrenabile dinamismo che l’intero corpo racconta ed esprime. D’altro canto, si sa, l’amore rende leggeri.

Quanti bambini di nome Brio persi davanti a una finestra, sguardi opachi a fissare un qualcosa né fuori né dentro, quanti pensieri briosi il maestro Mario Lodi avrà incontrato durante la sua carriera, tra i bambini delle sue classi, nella scuola di Vho di Piadena dove era possibile anche alzarsi, seguire il desiderio di quel pensiero fattosi brioso in un attimo e recarsi alla finestra a guardare il fuori dove forse quel pensiero già faceva capriole. Uno a uno come racconta Barbara Ferraro qui.

 

 

Il pensiero di Brio
testo di Mario Lodi
illustrazioni di Emanuele Luzzati
edito Franco Cosimo Panini
€14,50
età di lettura: da 0 a 99 anni

 

 



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