Sport

Il podio degli alibi: Sarri, Mazzarri, Conte

Riccardo Signori
22 gennaio 2018

Se non ci fossero bisognerebbe inventarli: almeno ci fanno divertire. Come ogni anno ricompaiono i re degli alibi. Nel calcio sono grandi e più grandi che in altro sport. Noi, poi, in Italia, abbiamo una produttività da campioni del mondo. Basta ascoltare Maurizio Sarri, l’allenatore del Napoli, per godersela. Nel corso degli ultimi anni, soprattutto da quando è al Napoli, quindi sotto riflettori più potenti, fa spettacolo quasi quanto i suoi giocatori. L’ultima trovata, espressa dopo la vittoria meritata contro lAtalanta, dice che la Juve giocherà troppe volte prima del Napoli da qui ai prossimi due mesi. Sono otto partite. Come se il tecnico non ne capisse da solo la ragione: il calendario televisivo e le coppe che impongono di diversificare. Gioca prima chi è rimasto in Champions. Chi è finito in Europa league, come capitato al Napoli che si è fatto eliminare dalla Champions, va in campo il giovedì. Però stavolta Sarri ha talmente esagerato da convincere la Lega calcio a rispondergli con dati di fatto che spiegano una sostanziale parità di trattamento nell’arco della stagione.

 Ma questa è solo l’ultima trovata: il tecnico, con cadenza quasi bisettimanale, si è lamentato per gli impegni delle nazionali, per le soste, non può sopportare i fatturati altrui e quelli del Napoli, non ha posto limiti al lamento sugli orari, ha tirato in ballo perfino i brindisi natalizi con i parenti. Non c’è limite alla fantasia, pur che alibi sia.

 Naturalmente il nostro non è solo nel cercar scuse. Proviamo ad immaginare un podio tutto italiano: sul gradino più alto appunto Sarri, che ha faticato tanto per meritarselo. Ma subito dopo un altro allenatore passato dalla panchina napoletana, prima di dare il meglio (in fatto di alibi) a Milano: intuirete che si tratti di Walter Mazzarri, impagabile nello spiegare il destino avverso quand’era sotto il Vesuvio, fantastico e immaginifico nel trovar scuse quando a Milano le cose calcistiche hanno cominciato a volgere al peggio: l’ultima trovata, quella di maledire San Siro a causa della pioggia, e quindi del campo bagnato, è stata la chicca che lo ha immortalato fra i grandi. Poi, dopo lunga assenza dalle panchine, è riapparso in Inghilterra dove non avrà fatto mancare il suo “alibismo” facile. Però in Italia ci mancava e allora ci ha pensato Urbano Cairo che lo ha ingaggiato per il Torino. Sono bastate poche partite e rieccolo: sta già mettendo le mani avanti. Dopo il pareggio con il Sassuolo, ha fatto sapere che non è facile avere una squadra su ugual livello di preparazione fisica. Come se chi lo ha preceduto non sapesse allenare fisicamente i giocatori per quanto richiede un campionato di serie A. Mah!

 Mazzarri ha fatto tanta fatica, non si può negargli la medaglia d’argento del podio. Invece al terzo ci sarebbe da scegliere. L’Italia del pallone non si nega niente, ma forse val la pena guardare in alto fra chi sa vincere, ma non convince quando parla. Leggi Antonio Conte e non sbagli: basta vedere come si è defilato dalla Juve, venendo smentito dagli scudetti conquistati da Allegri. Senza dimenticare le numerose polemiche che solo la società tentava di arginare. Ma pure in nazionale non sono mancate trovate da uomo calato da Marte (per il vero, i campioni dell’alibi sembrano provenire tutti da Marte): l’accusa ai club che negavano i giocatori, o non li cedevano secondo le sue richieste di ct, erano la smentita delle tesi che Conte sosteneva, invece, quando stava alla Juve. Tutto dipende sempre dalla sponda sulla quale ti trovi. Tornato fra i club, ma inglesi, il nostro ottimo tecnico ha dovuto limitare le scuse e badare più alla sostanza. Poi, certo, si è ritrovato fra i piedi Josè Mourinho che, in quanto ad alibi, è un campione. Ma con un pregio: li rende più credibili e sa di rendersi irritante senza cercare consenso.

Insomma, anche sguazzando negli alibi, c’è modo e modo di essere SpecialOne. Il portoghese è molto più vicino ad Helenio Herrera (un altro che giocava con le chiacchiere) di quanto lo siano stati gli allenatori italiani che ci hanno provato. Però Sarri è competitivo.


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