Leggere insieme

Il progetto

Marina Petruzio
4 Maggio 2019

La bellezza delle illustrazioni di Kaatje Vermeire seduce sin dalla copertina anche in questo nuovo albo, Il progetto, scritto da Brigitte Minne e pubblicato da Kite Edizioni con la traduzione di Joy Jansen.

Una vita è un progetto, un figlio, maschio o femmina che sia, un progetto che riguarda la vita, futura di chi arriverà, pensato e desiderato, e di coloro che lo avranno pensato e desiderato. Un figlio o una figlia sono il progetto che inizia molto prima dell’attesa, un pensiero che si insinua ancor prima che solo se ne sfiori l’idea per un attimo, cancellato poi da un altro da fare quotidiano che lascia lì e passa oltre.

È un progetto la cui impalcatura è la capacità di amare e di accettare l’altro o l’altra in modo incondizionato, oltre gli eventi, costruendo e desiderando sin nei più piccoli particolari, condividendo, volando così in alto da desiderare la perfezione. Ma nulla è mai perfetto ed è proprio qui che il progetto deve continuare, come l’etimo vuole, a gettare in avanti, oltre.

Mantenendo la neutralità del titolo originale, che racconta solo di un uomo e una donna che avranno un bambino, i protagonisti dell’albo sono solo Lui e Lei. È con una mattina che vede compiersi il gesto rituale della colazione, per nulla affatto scontato o monotono, ma necessario perché proprio dove Lui taglia il pane e poi scioglie del miele nella tazza di Lei, la giusta dose, né tanto né poco, così come lo vuole, così come si fa tra loro due; su un tavolo dove riconosci una tradizione fiamminga nel comporre l’immagine, nei colori, negli oggetti. In quel portachiavi, o tappo chissà, che ricorda quelle papere che si usano nelle vasche, nell’ora che vuole un bagno caldo per rilassarsi, coccolarsi, un gioco, l’infanzia di coppia.

È lì che il progetto si palesa. In occhi velati che narrano di un’idea covata, di amore e desiderio e anche, forse, di timore, quella punta che c’è sempre quando chiedere implica considerare il no. Ma se l’attimo dopo si carica di quel qualcosa che solo chi lo vive può dire, allora è lì su quel tè che si raffredda piano piano che il mondo cambia passo, l’intorno colore, la giornata piega. Ora sì che si ha qualcosa da pensare e da pensare per bene, quasi da mettersi lì con carta e matita e gomma per cancellare, rifare, tracciare una linea più armonica, un ricciolo soave, una lettera gentile, una parentesi che sorride. Protetti da un cerchio invisibile, una tana profonda come fosse l’utero di una mamma, una coppia progetta un bimbo o una bimba e torna bambina, riassapora l’infanzia con carta e pastelli, intimorita da quel non sapere più disegnare, ma per nulla disposta a lasciarsi sopraffare. In quelle righe traccia desideri, caratteristiche proprie o sospirate, improbabilità genetiche e ricordi. Il meglio che ancora non esiste in uno scarabocchio, che come quello di un bambino, racchiude un mondo magico e strettamente personale.

È così che la mente-casa si riempie di foglietti, che si compone un collage, che si ritagliano occhi, nasi bocche da riviste e giornali, che si cuciono vestiti di carta, si colorano corpetti, tutine, pantaloni e si appendono in fila su fili invisibili per poi tornare a scomporre e poi ricomporre. È lì che il desiderio di forma, di contatto, di struggente fisicità si traduce in ipotesi di scultura con attrezzi e oggetti, giochi e i loro soli pezzi. È così che ci si ritrova in tre in quella vasca calda, con quella paperetta, a giocare con le bolle in quell’ora che chiede un bagno caldo nella speranza che rilassi.

E un figlio è quel che è, con i numeri che non tornano o le asole che non incontrano perfettamente i bottoni, le parole che noiosamente annoiano e i fiori che sparsi sul tavolo disordinatamente scompongono l’equilibrio fiammingo, un progetto che va oltre i desideri e le somiglianze è la bellezza di un progetto che continua nella terra dello sconosciuto.

Una collana importante, Voci, perché rivolta a un pubblico, come gli adolescenti per esempio, a cui non restano che parole lette e dette quando al contrario l’immagine, soprattutto quando è di grande valore, e la sua potenza evocativa possono scavare in profondità senza violare quel silenzio che in alcuni momenti della vita ha solo bisogno di un’altra cifra per poter diventare voce.

 

Il progetto
di Brigitte Minne illustrato da Kaatje Vermeire
traduzione dall’olandese Joy Jansen
collana Voci
edito Kite Edizioni, 2019
euro 16
età di lettura dai 15 anni



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