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Il second-hand è un problema per i luxury brands?

Martina D'Amelio
18 Ottobre 2019

Da qualche tempo a questa parte, sono sempre di più i fashionisti che vanno alla ricerca di prodotti second-hand. Come reagiscono i principali competitors, ovvero i brand del lusso? Vestiaire Collective, in partnership con BCG e Altagamma, svela la risposta. E non è quella che tutti potrebbero pensare.

L’e-commerce second-hand richiesto alle due realtà un report per capire se il reselling risulta un problema per i grandi marchi. Altro che diffidenze, i risultati parlano chiaro: dai dati, raccolti sulla base di un sondaggio condotto su un pool di più 10.000 clienti Vestiaire Collective nell’ottobre 2018 e sulla base di 12.000 intervistati nel sondaggio BCG x Altagamma (2019), è infatti emerso che il reselling è un fenomeno dal quale i luxury brand traggono, piuttosto, vantaggio.

Quali sono i fattori chiave del boom del pre-owened? Il mercato del second-hand non è un fenomeno nuovo, anche se è sostanzialmente esploso negli ultimi due anni, con vendite globali cresciute con una media stimata del 12% di anno in anno (rispetto a una crescita media del 3% del mercato del lusso). E stando al report di Boston Consulting Group e Altagamma, l’industria del reselling è destinata a crescere, aumentando il turnover da 25 miliardi di dollari nel 2018 a 36 miliardi nel 2021. Oltre ai numeri, l’offerta sempre più ampia e curata, il cambiamento delle preferenze dei consumatori, i prezzi accessibili e la crescente professionalizzazione sono gli elementi fondamentali nella rapida crescita del mercato del second hand. Millennials e Gen Z stanno modificando il panorama dei consumatori, dando sempre maggiore importanza all’impatto sociale e ambientale dei loro acquisti rispetto alle generazioni precedenti.

Considerato che il boom è evidente, perché i marchi di lusso dovrebbero beneficiare dell’esplosione del reselling market piuttosto che preoccuparsene? Il report rivela i motivi: innanzitutto, chiarifica che chi vende second hand non è quasi mai una persona che acquista. Ad esempio, delle vendite totali su Vestiaire Collective, il 70% è generato da venditori che acquistano raramente second-hand. Questo perché chi vende lo fa quasi sempre per recuperare denaro, che stando ai reinveste in nuovi prodotti di lusso a prezzo pieno.

Maximilian Bittner, ceo di Vestiaire Collective, insieme a Olivier Abtan, managing director e partner di BCG.

E chi compra second-hand?Il 71% degli intervistati lo fa perchè non ha ancora il potere d’acquisto per accedere all’altro mercato, ma dichiara che comprerà nel mercato primario lo stesso brand appena ne avrà la possibilità. Questo genera un meccanismo di reclutamento per i luxury brand, per formare e coltivare futuri potenziali acquirenti. Mano a mano che i clienti del lusso di seconda mano maturano, il loro potere d’acquisto tende ad aumentare, rendendoli pronti a passare al mercato primario. Tra gli intervistati, il 62% infatti afferma di aver acquistato per la prima volta un marchio su Vestiaire Collective e il 57% dichiara che acquisterebbe sicuramente o prenderebbe in considerazione l’acquisto direttamente nel mercato primario dello stesso brand.

E poi, il fattore sostenibilità. Lo studio condotto da BCG-Altagamma ha rivelato che il 59% dei consumatori di lusso, sia nel mercato primario che in quello secondario, durante l’acquisto è influenzato dal fattore sostenibilità, mentre il 17% dei clienti del mercato dell’usato acquista second-hand perché lo considera “un comportamento veramente sostenibile”. Il mercato dell’usato estende chiaramente la durata dei prodotti di lusso: la maggior parte dei prodotti venduti su piattaforme come Vestiaire Collective sono di alta qualità, con il 62% mai indossato o scarsamente indossato. Crea anche un’economia circolare di lusso, un tema caldo nel settore della moda oggi, data la centralità della sostenibilità per i giovani consumatori e la crescente importanza dei temi sulla responsabilità aziendale.

Per finire, il lusso second-hand offre una gamma di prodotti unica. La maggior parte dei clienti del mercato del lusso di seconda mano è attratta dai prezzi accessibili di capi e accessori introvabili: il 62% degli acquirenti è alla ricerca di prodotti fuori stock, fuori collezione o in edizione limitata; l’83% sceglie l’usato per l’ampia scelta di prodotti e brand che potrebbero non essere più disponibili in versione nuova.

“Il mercato dell’usato ha democratizzato la moda, esponendo abiti e accessori di lusso ad un pubblico più vasto. Oltre alla disponibilità di capi vintage e collezioni più recenti, i consumatori aspirano ad articoli rari o iconici, come le edizioni limitate e le collaborazioni più insolite del lusso tradizionale”, conferma Maximilian Bittner, ceo di Vestiaire Collective. E, stando ai dati, c’è da credergli…

 



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