Fashion

Il sogno di un design radicale. Intervista allo stilista Pietro Fadda

Martina D'Amelio
26 Luglio 2019

Il fashion designer Pietro Fadda

Si può insegnare la moda? Probabilmente era questa la domanda che, nel 1935, si pose Giulio Marangoni. La risposta si può trovare nei talenti che ogni anno emergono dalle fila della scuola milanese da lui fondata: tra questi, Pietro Fadda. Un fashion designer a tutti gli effetti, nonostante la giovanissima età.

Nato nel 1997 a Cagliari, studente al liceo classico prima e laureato nel corso triennale di Fashion Design all’Istituto Marangoni poi, il creativo ha conquistato il premio designer dell’anno 2019 della Scuola Internazionale di Fashion Design con la sua collezione “Nextodus – a modern tale of escape”, andata in scena nell’ambito del fashion show Marangoni/Playlist alla scorsa edizione di Milano Moda Uomo.
Un vero e proprio evento a metà tra musica e moda, dove a emergere è stata proprio la prima linea al maschile per l’autunno-inverno 2019/2020 di Pietro. Un mix irresistibile di subcultura radicale anni Settanta, con un tocco di nostalgica modernità. Accompagnata da un messaggio inedito: abbasso il dilagante consumismo e la produzione in serie, a vincere è un guardaroba unico, primordiale e multifunzionale. Progettato per essere utopico sì, ma soprattutto sincero: una collezione avanguardistica a base di patchwork di tessuti diversi, mix di stampe e sovrapposizioni ardite che si è fatta subito notare per il suo piglio artistico fuori dagli schematismi Millennial. Ed è piaciuta anche alla Camera Nazionale della Moda Italiana, che ha scelto Fadda tra gli undici finalisti del CNMI Award.
Abbiamo incontrato Pietro Fadda e quello che ci ha insegnato è che l’originalità, la passione e la cultura pagano. Anche nella moda.

Alcune illustrazioni della collezione “Nextodus – a modern tale of escape”

Sei originario della provincia di Cagliari. Come mai hai scelto Milano e l’Istituto Marangoni per studiare Fashion Design?
Sono nato a Cagliari da genitori sardi, ma da sempre vivo con loro a Como: ho pensato che avrei proseguito gli studi a Milano dopo la maturità. Ciò che invece non immaginavo sino all’ultimo anno delle superiori era che avrei scelto di specializzarmi in Fashion Design. Ho preso questa decisione infatti negli ultimi mesi di studio al liceo classico, una volta scartata l’opzione di Filosofia (una materia per la quale nutro ancora una grande passione). Ho scelto di iscrivermi all’Istituto Marangoni di Milano per il suo prestigio riconosciuto a livello nazionale e internazionale, e poiché avevo avuto conferma da più fonti della validità dell’insegnamento e del supporto nell’inserimento nel mondo del lavoro. Il fatto infine di aver vinto una borsa di studio mi ha definitivamente incentivato a fare questa scelta.

Dove trovi l’ispirazione per le tue creazioni?
L’ispirazione nel disegnare arriva letteralmente dalla vita di tutti i giorni. Le idee per determinati tessuti, volumi, colori o forme nascono spesso grazie alle persone che vedo mentre cammino per strada o mentre prendo il treno. Più di una volta mi è capitato di fotografare un dettaglio, una manica, una scarpa. Inoltre, amo ricercare l’ispirazione tematica e concettuale per le mie collezioni in tutto ciò che esula dal mondo della moda. Penso che uno stilista debba avere un background culturale completo e ampio per potere creare qualcosa di valido. Reputo il design un’attività intellettuale e artistica, prima che commerciale, e penso dunque che il ruolo di un creativo debba essere mosso principalmente da riflessioni sulla società, sui sentimenti e sulle relazioni interpersonali.

Alcuni sketches della collezione “Nextodus – a modern tale of escape”

Parlaci della collezione che ti ha permesso di vincere il premio “Fashion designer of the year 2019” della Scuola Internazionale di Fashion Design Marangoni di Milano. Di cosa si tratta? Perché il nome Nextodus?
La mia collezione trae ispirazione da un’analisi del design radicale italiano tra gli anni ‘60 e gli inizi degli anni ‘70, in particolare del lavoro e della filosofia del collettivo Archizoom Associati e del loro progetto Dressing is Easy presentato nel 1973. Questo consisteva in una proposta di indumenti fai-da-te, volti a ridurre il divario tra produttore di moda e consumatore, in quanto richiedevano un approccio attivo e creativo da parte dell’utente nell’atto di indossarli, risolvendosi in un’auto-affermazione della propria individualità e non in un’alienazione ed omologazione alle offerte del mercato. La collezione è quindi composta da capi multifunzionali e versatili che possono essere indossati in diversi modi e liberamente assemblati. Concettualmente, si propone di immaginare l’abbigliamento di un’ipotetica comunità neo-primordiale che sceglie di vivere in un mondo utopico, configurato come una sorta di Eden artificiale, dove vengono riscoperti la sincerità delle relazioni e il gusto per un design essenziale e ragionato. Il nome della collezione nasce dall’accostamento della parola inglese “next”, ovvero “vicino, prossimo”, con la parola di origine greca “esodo, ἔξοδος”, intesa nella sua accezione più etimologica ἐξ «fuori» e ὁδός «via, cammino», ovvero un percorso volontario di allontanamento.  In particolare si vuole intendere una presa di posizione rispetto alla produzione della moda contemporanea (e dell’industria culturale e in generale), volta a un consumismo estremo e frivolo.

Sei stato selezionato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana tra gli undici finalisti del CNMI Award. Quanto pensi abbia influito la tua formazione in questa nomina?
Penso che la preparazione fornitami dall’Istituto Marangoni abbia sicuramente avuto un peso nel migliorare le mie capacità strettamente tecniche, ma anche nello sviluppare un gusto moderno e “riconoscibile”. In altre parole, ritengo che la scuola mi abbia insegnato a fornire una presentazione formale, il più possibile curata e ben eseguita, tale da veicolare al meglio i contenuti che volevo esprimere.

Cosa c’è nel tuo prossimo futuro?
Ho già in corso una serie di colloqui: conto di inserirmi quanto prima nel mondo del lavoro. Vorrei iniziare il mio percorso dando il mio contributo creativo presso un brand che sia in sintonia con il mio stile e la mia visione della moda e che mi consenta di crescere ulteriormente come designer. Spero inoltre di riuscire a ritagliarmi del tempo per continuare a coltivare parallelamente i miei interessi in altri ambiti quali la musica, l’arte ed il graphic design.

Come ti vedi tra 10 anni?
Il mio sogno sarebbe – come per tutti i giovani designer – quello di diventare un giorno direttore creativo di un brand oppure di poter lanciare un mio marchio. In generale, il mio obiettivo è quello di perseguire un percorso creativo multidisciplinare che colleghi fashion, design, musica, graphic design e cinema.

In 3 parole: cos’è per te la moda?
La moda per me è passione, sogno e ironia.



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