Luoghi

I’m in love with… Trattoria Trippa

Raffaella Mattioli
15 marzo 2018

“Ma che’ ve lo dico a fare”… sì perché la Trattoria Trippa , nel giro di pochi anni si è conquistata il titolo di migliore Trattoria di Milano secondo guide come Michelin, Gambero Rosso e Espresso.

Se ciò non bastasse, la sua fama ha varcato i confini della Lombardia, tanto che miei conoscenti di Parma, mi hanno riferito orgogliosi, che erano riusciti a prenotare… e non è un’impresa semplice!

Non vi piace la trippa? Nessun problema, nemmeno a me, ma il menù è ricco di gustosissime alternative.

I piatti sono quelli della tradizione italiana, in cui si respira l’entusiasmo e lo spirito dei due giovani trentenni che hanno voluto creare questo luogo: lo chef Diego Rossi, con 15 anni di esperienza nelle cucine stellate del nord Italia e l’amico Pietro Caroli, appassionato di cibo e vino, con una decennale esperienza nel marketing commerciale e nel project management.

Ma veniamo al perché di tanta meritata fama.

Il locale: entri e ritorni alla calda atmosfera delle trattorie di una volta, quelle “della domenica con i nonni”, ogni particolare è curato, dal mobile alla pavimentazione, dalla bottiglia dell’acqua al bancone del bar, il risultato è che la mente si rilassa, ti spunta un sorriso e ti senti a casa.

Il servizio è curatissimo, un notevole numero di persone si avvicendano fra tavoli e cucina, tu non te ne accorgi, ma non ti manca mai il pane nel cestino e se alzi lo sguardo alla ricerca di qualcuno, dal nulla spunta una persona ad aiutarti.

Alla seconda volta che torni, si ricordano chi sei e vieni accolto con garbata familiarità.

La cucina è tradizionale, alleggerita da moderne tecniche di esecuzione, grandissima attenzione viene posta nella ricerca delle materie prime, veramente straordinarie e sempre stagionali.

Ed ora i piatti, la trippa ovviamente, fritta o secondo l’estro del giorno, ma per l’alternativa c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Insuperabile è il loro vitello tonnato che ha “fatto scuola” ma io impazzisco per la battuta di fassona di Martini alle nocciole o per il risotto (riserva San Massimo) zafferano e riduzione alla pera.

Da provare la rapa rossa arrosto con fonduta di blu di capra o il polpo arrostito, passatina di ceci, carciofi e salsa al vino rosso.

I vini? Un’ottima carta, piccoli produttori che creano piccoli gioielli. Non li conoscete? Fatevi consigliare, non sbaglierete.

Non mi resta quindi che dirvi: programmate la vostra cena con 20 giorni di anticipo, mandate un whatsapp ed armatevi di pazienza, magari non troverete posto al primo colpo, ritentate, ne vale la pena.


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