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Un’indomita in cucina: intervista a Martina Caruso, la più giovane chef stellata

Virginia Francesca Grassi
7 Giugno 2019

Timida, folle e determinata”, si descrive così Martina Caruso, cuore e mente del Signum di Salina, albergo e ristorante circondato dagli splendidi scenari isolani delle Eolie. Una passione di famiglia, la sua, imparata sin da piccola accanto al papà e poi perfezionata in giro per lo stivale e all’estero nelle cucine più blasonate. Nel 2016 arriva la prima stella Michelin, e Martina diventa così la più giovane chef donna della bibbia rossa del mangiar bene. Una vera enfant prodige, un esempio di talento, tenacia, intraprendenza tutta al femminile, che brilla ancora di più in un ambiente come quello dell’alta ristorazione, in cui i grandi personaggi sono solitamente uomini.

Pochi mesi fa Martina ha vinto anche il Premio Michelin Chef Donna 2019 by Veuve Clicquot per “una cucina strutturata, ma allo stesso tempo fresca e delicata con proposte originali che esaltano i sapori e i profumi dei prodotti locali – si legge – Per la grande volontà e capacità di progredire e di rappresentare la sua isola raggiante, attraverso una grande tecnica e il tocco femminile di una giovane donna appassionata”.

Insieme ad altre 18 chef, Martina fa poi parte dell’Atelier des Grandes Dames di Veuve Cliquot, network nato per valorizzare il talento e il coraggio nell’imprenditoria al femminile e ispirato alla mitica fondatrice della Maison de champagne, l’intrepida Barbe-Nicole Ponsardin. A breve – e più precisamente domenica 9 giugno proprio da Signum – la vedremo all’opera per il primo di tre appuntamenti speciali: quelli di Indomite in cucina, tre cene realizzate a sei mani proprio da Caruso insieme a Caterina Ceraudo, del Ristorante Dattilo di Strongoli, Premio Michelin Chef Donna 2017 by Veuve Clicquot (26 luglio) e Gaia Giordano, Chef dell’anno per la Guida ai Ristoranti d’Italia L’Espresso 2018, affianco a Niko Romito dal 2011 e ora responsabile di tutte le cucine legate al progetto Spazio Niko Romito (19 settembre).

Tre donne, tre ristoranti, tre esempi d’eccellenza ai fornelli. Ecco come ce ne ha parlato la giovane Chef.

Come descriveresti la tua cucina?
Come prima cosa metto l’isola nel piatto e poi il mio Mediterraneo, sempre guardando alle contaminazioni che possono portarci sempre più lontano.

Un ingrediente che senti tuo più di tutti?
L’olio d’oliva.

In quale momento hai capito che la cucina sarebbe diventata il tuo lavoro?
Appena ho sentito l’adrenalina del servizio e ho capito che faceva per me.

Hai da poco ricevuto il Premio Michelin Chef Donna 2019 by Veuve Clicquot: c’è bisogno di riconoscimenti al femminile nel mondo dell’alta ristorazione?
Sono orgogliosa perché questo premio è frutto di tanto lavoro e qualche sacrificio, ed è un premio che serve: in questo momento storico è necessario sottolineare la nostra presenza. Ma non posso che augurarmi che tra qualche anno non ci sia più bisogno di questi mezzi per veder riconosciuto il talento femminile…

Ti senti affine a Madame Barbe-Nicole Ponsardin?
Nel 2017 ho avuto l’opportunità di entrare a far parte dell’Atelier des Grandes Dames e da allora ho l’impressione che tutte noi Chef ci sentiamo un po’ Madame Clicquot. Perché? Per la sua vita effervescente: io, nel mio piccolo, mi ci rivedo giorno dopo giorno, imparando a fare ciò che ho tanto desiderato, senza esitazioni e con un gran costanza e tenacia. Se non mi fossi buttata non sarei qui!

Che cosa ci aspetta per la cena del 9 giugno di Indomite in Cucina?
Al Signum ospiterò il primo appuntamento dei tre in calendario: il tema sarà la Brace e la Sicilia,  la mia isola, la farà da protagonista. Sono amica di Caterina e Gaia e non vedo l’ora di passare questi momenti di confronto e di divertimento con loro.

Dove ti vedi tra 10 anni?
Sicuramente sempre più stabile sulla mia isola, magari con tante belle novità… perché di sogni nel cassetto ne ho davvero tanti!



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