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Influencer con il velo: ecco chi è Leah Vernon (e perché la devi conoscere)

Alessia Laudati
19 Novembre 2019

Un ritratto di Leah Vernon e del perché moda e social network sono così importanti per il femminismo islamico

 

Originaria di Detroit, thirty-something, scrittrice, attivista body positive, femminista musulmana e modella. Ancora, attivista per una concezione diversa dello hijab, il velo che nella tradizione islamica copre solo la testa o viene allacciato sotto la gola e che molte attiviste identificano come una scelta identitaria e non come un’imposizione. Infine creatrice di contenuti. Leah Vernon è tutte queste cose. Ma anche (molto) altro.

Come racconta nel suo memoir “Unashamed: Musings of a Fat, Black Muslim” (edito da Beacon Press) è sempre stata una donna che si è ribellata alle convenzioni della “brava musulmana”. Quella, lo spiega lei stessa, che ascolta molto più di quanto parla, quella che non ha un padre assente e una madre affetta da disturbi mentali, che non ha un corpo grasso e soprattutto non aspira ad assomigliare alle star della tv.

Può un personaggio così, che ha lavorato con Adidas e che ama indossare rossetti blu, coincidere con lo stereotipo della donna con il velo come prigioniera delle norme sociali? Probabilmente no. Ed è per questo che Leah è un’ambasciatrice del femminismo musulmano senza che l’espressione sia considerata per forza un ossimoro o una mancanza di autodeterminazione. O che il suo velo venga visto come un segno universale di oppressione (anche se il tema divide la stessa comunità).

Quando è adolescente Vernon sente per la prima volta il termine hoejabi”; che sta a significare proprio un comportamento anticonvenzionale – bere alcolici, indossare il rossetto, giusto per fare qualche esempio – rispetto a quello della donna musulmana tradizionale. Ecco allora che Leah Vernon decide di diventare quella donna. Probabilmente, nel profondo, lo è già.

Il problema è che non basta questa trasgressione per far sì che si compia la sua liberazione. Come racconta lei stessa, le campagne contro l’islamofobia, che partono da idee anti-discriminatorie sacrosante, hanno avuto anche l’effetto di portare avanti una sola idea di femminilità musulmana. Vernon la descrive come “donne che vestono solo pastello”; troppo rassicuranti, mute e simili tra loro per dare voce alla complessità dell’universo di riferimento. Così oggi la troverete su Instagram – sull’account lvernon2000 – avvolta da un vestito color viola shocking e in un altro scatto noterete che indossa il velo intrecciato sotto un capello a falde larghe. In altri momenti balla e porta il suo corpo non di certo invisibile per le strade di New York, dove vive. Sempre fuori dagli schemi, sempre eccessiva.

Del resto è del 2017 la notizia della prima modella con l’hijab che entra a far parte della prestigiosa agenzia di modelle IMG, la stessa di Kate Moss e Gigi Hadid; quindi è relativamente recente l’emersione di un modello di donna nuovo e meno standardizzato appartenente al mondo musulmano ma integrato nella società. I social danno solo la possibilità di raccontare bene questo cosmo dove portare il velo e curare l’aspetto sono una realtà per influencer come Saudah Saleem, Hakeemah e Fatima.

Con un dato: i consumatori musulmani spenderanno nel 2019 in moda e cosmetici rispettivamente 464 bilioni e 73 bilioni di dollari. Quale settore e quale immagine contribuiranno a costruire le influencer con lo hijab? Sicuramente quella di un mondo più aperto, con Leah in prima fila.

 

Ph credits: IG lvernon2000



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