Sport

Inter 110 con arsenico: hall of fame da sbadati

Riccardo Signori
12 marzo 2018

Il frizzantino non deve mai mancare: non tanto quello dello champagne, piuttosto quello dell’arsenico e vecchi dispettiL’Inter ha festeggiato i suoi 110 anni di vita, 9 marzo la data del compleanno, con gran festa serale alla Bicoccca, insomma a casa di Tronchetti Provera, (con premio del buon ricordo a Massimo Moratti), eppoi presentando un monumentale libro da collezione (“Inter 100, noi siamo i fratelli del mondo”, Skira editore) e dedicando ai soliti noti(leggi Juventus) l’arsenico e i vecchi dispetti delle storie discudetti sospetti o di scudetti cancellati. Ci ha pensato Ronaldo, non a caso soprannominato il Fenomeno, a rinverdire l’amaro ricordo, ha concluso Gianfelice Facchetti(figlio del Giacinto che fu) a condire le conclusioni su quelli che…vincono pulito e quelli che…aumentano gli scudetti a dispetto delle decisioni dei tribunali calcistici. Massì, sono tutti rimasti ragazzi. Un po’ di pepe non fa mai male, anche nei momenti del revival, del ritrovarsi tutti insieme , magari con qualche ruga in più, capelli bianchi che brillano e un’Inter attuale che non soddisfa il palato di tanti. Poi c’è stata Inter-Napoli che ha chiuso le celebrazioni con uno 0-0 da tempi magri.

 Inter giovane nei sentimenti di rivalità pura con Juve e Milan, ma anche un po’ sbadata quando si è trattato di votare i campioni che vanno a consacrare la sua Hall of fame. Il primo quartetto è forse figlio della gioventù votante, più che del ricordo storico.  I quattro; Zenga, Zanetti, Matthaus e Ronaldo, hanno fatto esaltare e , qualche volta, soffrire icuori nerazzurri. Ma noterete che, dopo aver parlato e ricordato per decenni la Grande Inter, qui non se ne vede traccia: non Mazzola o Facchetti, non Suarez o Corso. Per non dire Burgnich o Picchi. Dimenticanza? Irriconoscenza? Poca conoscenza del valore dei giocatori? Ci può stare di tutto un po’. Peccato, però, che in una festa così grande, dove Corso e Mazzola hanno fatto presenza quanto il figlio di Facchetti o il nipote di Peppin Meazza, nel primo quartetto non sia entrato alcuno dei grandi ai quali gli interisti si sono aggrappati per anni.

Per esempio: Luisito Suarez è stato uno dei cinque più forti stranieri che l’Inter ha schierato nella sua storia. Parliamo di un Pallone d’oro. Talvolta andrebbe ricordata  anche la lunga permanenza. Ronaldo, fantastico goleador, ha giocato poco se ricordiamo anche il periodo dei suoi infortuni. Sandro Mazzola è finito nella terna dei centrocampisti, fra i quali ha vinto Matthaus. Forse il Sandrino d’allora andava inserito fra gli attaccanti.

 Ecco, per gioco ma neppur troppo, proviamo a comporre una squadra da Hall of fameZenga (l’unico che non ha messo dubbi a nessuno), Bergomi, Burgnich, Picchi, FacchettiMazzolaMatthaus, Suarez, Corso, Meazza, Ronaldo.

Le alternative? Pagliuca in porta, Maicon o Zanetti al posto di Bergomi, Ferri e Collovati nel centro difesa, Brehme o Roberto Carlos terzino sinistro,  Domenghini o Jair sulla destra, Stankovic o Cambiasso a centrocampo, Roberto Baggio o Beccalossi a trequarti, Stefano Nyers sulla sinistra, due fra Rummenigge, Altobelli, Bobo Vieri, Boninsegna in attacco.  Niente male come scelta!

 Sui ricordi l’Inter continuerà i suoi sogni d’oro, per il presente ci vorrà meno Tavor e più pepe. Magari quello riservato, a parole, alla Juventus. E, alla prossima puntata, vorremmo veder sfilare nella Hall of fame qualche fantastico personaggio della Grande Inter che, salvo smentite, resta quella degli anni Sessanta, Moratti (Angelo) davanti a tutti.


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