Fotografia

Intervista a Sandro Giordano: il fotografo che schianta le persone

Virginia Francesca Grassi
4 Dicembre 2019

I sono l’Italia – ©Sandro Giordano

Sandro Giordano schianta le persone. Cadono, sbattono, scivolano, crollano in un farsi e disfarsi di gambe e braccia all’aria, capelli accartocciati, facce affondate e oggetti di ogni genere che schizzano un po’ovunque – e lui lì a fermare tutto per immagini.

Piccole catastrofi quotidiane sonoramente immortalate in pellicola. E sì, attentamente costruite sul set, in un gioco rocambolesco che vien facile definire impattante.

Quelle di Remmidemmi – il nome d’arte che Giordano si è scelto quando ha cominciato su Instagram – sono fotografie che spiazzano e si fanno ricordare: sono colorate ed esplosive, a tratti disturbanti e grottesche, eppure sempre così umoristiche, provocatorie. Nei titoli e nei dettagli rivelatori scopri che al di là della pernacchia ci sono i temi scottanti con cui oggi ci scontriamo, ambiguità, nevrosi e idiosincrasie del mondo contemporaneo.

Romano, classe 1972, in realtà Giordano comincia la sua carriera nel mondo dello spettacolo: inizia a lavorare come ingegnere della luce e del suono, poi studia recitazione e approda nel mondo della tv e del cinema, lavorando con registi come Dario Argento e Carlo Verdone. Dal 2013 scopre la sua passione per la fotografia e – un po’ per gioco un po’ per caso – nasce il progetto fotografico che lo ha reso celebre, __IN EXTREMIS (bodies with no regret).

Dopo aver viaggiato per il mondo tra Belgio, Olanda, Francia, Germania, Spagna, Stati Uniti e Canada – i suoi scatti approdano in questi giorni a Roma, nelle sale della galleria Sturni 1925, dove resteranno ospiti fino al 5 gennaio. Ce li siamo fatte raccontare dal loro autore.

Bello spettacolo complimenti – ©Sandro Giordano

La fotografia secondo Sandro Giordano.
È il mio modo per raccontare in chiave ironica e grottesca i nostri tempi.

Come le è venuta in mente l’idea di schiantare le persone?
Noi adulti prendiamo la vita troppo seriamente, abbandonando poco a poco la parte ludica che ci contraddistingue quando siamo piccoli. È come se, durante la crescita, anestetizzassimo il bambino che è in noi, perchè la società ci insegna che essere “maturi” vuol dire essere seri. Ma chi l’ha detto? Attraverso gli schianti, risveglio quel bambino, il mio per primo, e poi quello degli altri. Perchè diciamocelo, vedere qualcuno sbattere contro una porta o cadere, è una delle cose più comiche che ci sia al mondo. Poi corriamo ad aiutarlo, a vedere se si è fatto male, ma non possiamo negare di ridere, anche solo un po’, quando questo accade. Sicuramente da parte mia c’è un pizzico di sadismo nel fare le foto che faccio, ma non dimentichiamoci che i bambini possono essere anche molto cattivi…

Come sceglie i soggetti e la mise en place delle sue fotografie?
Prendo ispirazione dalla vita quotidiana. Osservo le persone, i loro comportamenti, ne intuisco le nevrosi, le ossessioni e ci gioco, estremizzandole. Focalizzo quella su cui voglio concentrarmi e subito dopo vado alla ricerca della location che meglio si adatta alla storia che ho in mente. Chiamo il modello o la modella, sono quasi tutti attori o ballerini, e racconto loro quale personaggio interpreteranno. Poi arriva il momento di trovare gli oggetti, gli abiti di scena e tutto il resto. Questa prima fase è molto complicata perchè voglio che tutto sia perfetto. Ci vuole circa un mese per organizzare una foto, alcune ore per allestire il set e una al massimo per gli scatti. A volte anche un paio di settimane per la post produzione.

Lo scatto preferito tra quelli presenti in mostra?
Uh, questa domanda è davvero difficile. Come chiedere a un padre quale figlio ama di più. Diciamo che tra le ultime Sugar Free Please è una di quelle che più cattura la mia attenzione. Nella foto, una studiosa di meteoriti seduta al tavolino di una bar ordina un caffè senza zucchero: le piomba addosso una tazzina gigante.

La sua prossima vittima da schiantare?
Non so quale sarà la prossima ma posso dirti chi era l’ultima: il Brasile. Ho schiantato il Brasile qualche giorno fa. Una foto per la copertina del numero di fine anno del “Folha de S.Paulo”, il più importante quotidiano brasiliano, raccontando, attraverso il corpo dell’attrice Clio Evans, il grande incendio della foresta amazzonica e l’inquinamento causato dal petrolio. Due disastri ambientali che hanno duramente colpito il paese nel 2019.

 

Sandro Giordano __IN EXTREMIS (bodies with no regret)
Dal 6 dicembre al 5 gennaio
Sturni 1952, Largo della Fontanella Borghese 78, Roma