Cultura

“Con la mia Musica, verso orizzonti lontani”: Giovanni Allevi si racconta

Virginia Francesca Grassi
22 settembre 2018

Quei ricci ribelli che sono un biglietto da visita, lo sguardo timido dietro agli occhiali, il sorriso aperto: si presenta così Giovanni Allevi nel backstage del suo ultimo concerto al Mantova Outlet Village.

È stata una notte da gustare con tutti i sensi questa: un giro di shopping tra le vetrine del villaggio parte della famiglia Land of Fashion, un bicchiere di vino dalle più interessanti cantine nostrane – o, al desiderio, un’ottima birra artigianale – e poi l’esibizione del Maestro, accompagnato dall’ormai fedelissima Orchestra Sinfonica Italiana.

Compositore, pianista e direttore d’orchestra, il nome di Allevi non ha certo bisogno di presentazioni. Fortuna grandissima, dunque, poterlo intervistare in quest’occasione speciale, in attesa del bis del 22 settembre. Il format della Village Night rimarrà lo stesso – degustazioni + concerto gratuito –, ma cambia la location, che diventa il Puglia Outlet nei pressi di Molfetta. Un’altra serata all’insegna delle eccellenze del bel Paese. Volete mettere?

Che cos’è per lei la musica?
La Musica è una porta verso l’infinito, un modo per sollevarsi, verso orizzonti lontani.

Vocazione o Provocazione?
Ogni vera vocazione finisce sempre per essere una provocazione. Ho soltanto immaginato ciò che non c’era più: una Musica Classica del nostro tempo, classica nelle forme, contemporanea nei contenuti.
Questo sogno va ad infrangere gerarchie e sistemi di potere; un sogno che mi è costato tantissimo.

In 26 anni di carriera, si è ritrovato a fare i conti con diverse etichette: da enfant prodige della musica a novello Jarrett italiano. Ci si riconosce? Chi si sente davvero Giovanni Allevi?
Credo di essere diventato, finalmente, Giovanni Allevi, cioè una figura artistica lontana dai paragoni e dalle etichette. Poi, che cosa mi senta io, davvero non saprei dirlo: un amalgama di sensazioni, ricordi, tanti sogni e voglia di creare un cambiamento. Un eroe solitario.

Quando si è detto ce l’ho fatta?
In realtà ho usato altre parole per fare una riflessione simile; quando, qualche mese fa, ho visto un palazzetto dello sport in Cina, tutto pieno per me, ho pensato: “qualcosa è successo…”

L’abbigliamento tutt’altro che inamidato, i riccioli liberi, i concerti a piedi scalzi: un divo antidivo, si potrebbe dire. È stata una scelta o è semplicemente lei?
Mi permetto di pensare che l’essenza della mia musica sia racchiusa solo nelle note, e tutto il resto sia superfluo. Le dico la verità, fosse per me salirei sul palco anche in pigiama, ma non lo faccio per rispetto del pubblico.

Ogni composizione, una storia, un universo. Dove trova l’ispirazione?
Tutto parte dall’ansia! Sento dentro di me un’ansia fissa, insopportabile. Mi dedico freneticamente alla composizione perché immaginare scenari sonori, costruzioni musicali complesse ed intense, mi porta via da me stesso, regalandomi un profondo sollievo, anche se poi l’ansia torna.

Tra qualche mese compirà 50 anni: la sente come una data focale?
J.S.Bach scrisse, nell’ultima parte della sua vita, le composizioni più lontane dal proprio tempo, distanti dalle mode, dal gusto del momento, ma vicine alla sua natura oscura e complessa. Mi piace pensare che dai 50 anni io prenderò la tangente, distaccandomi da questo mondo musicale che cerca il consenso a tutti i costi in una corsa al ribasso, per inseguire una luce, che vedo sorgere in lontananza.

Se potesse scegliere una colonna sonora per ogni decennio della sua vita quale sceglierebbe?
Da 0 a 10, la Turandot di Puccini: in quella musica c’era già tutto.
Da 10 a 20, il Concerto per Pianoforte e Orchestra n.5 di S.Prokofiev, folle, percussivo, inquietante.
Da 20 a 30 le canzoni dello Zecchino d’Oro e un album di Michael Jackson: l’irruzione del presente e della purezza.
Da 30 a 40 la musica calda, intensa e seducente di Rachmaninoff.
Da 40 a 50 il mio Concerto n.1 per Pianoforte e Orchestra: forse la sintesi di tutto questo.

Cosa c’è nel futuro di Allevi?
Ieri, mentre firmavo un autografo ad una ragazza, disegnando la mia faccina che era uscita con un’espressione di sgomento, ho detto piano rivolto al pupazzetto: “Caro Allevi, non ti vedo per niente bene…”
Il mondo sta cambiando, molto velocemente, e scrivere musica sinfonica sembra un gesto folle, fuori dal tempo. Ma questa è la mia vocazione, e continuerò a farlo, finché quella musica seguiterà ad indicarmi orizzonti inesplorati.


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