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Isonzo, un condensato liquido di storia

Carla Diamanti
9 Gennaio 2020

Comincia in Slovenia, fra le gole di roccia bianca delle Alpi Giulie, e punta all’Adriatico che bagna Grado.

Prima di raggiungere il mare attraversale pendici del Carso, la pianura su cui digradano colline ricoperte da vigneti e per 15 chilometri scorre in un paradiso in cui volano folaghe, aironi, chiurli e rapaci, dove si fermano gli uccelli migratori e dove vivono mammiferi, anfibi, testuggini acquatiche e farfalle.

Così l’Isonzo, che unisce Mediterraneo e Mitteleuropa, trasforma la sua foce in un’oasi naturalistica diventata Riserva Naturale e area protetta. La calma apparente del luogo nasconde l’incontro fra i bassi fondali delle vicine zone lagunari e gli apporti solidi trasportati dal fiume e depositati dal mare, i miscugli fra acqua dolce a nord e acqua salsa a sud, l’erosione dell’acqua e le canalizzazioni dell’uomo, i ristagni e le bonifiche di un’antica palude temporanea di acqua dolce a ridosso di un mare salmastro e integro. Una zona feconda e silenziosa, dove acqua e vegetazione cedono ogni tanto il passo a piccole casupole di legno da cui osservare natura e uccelli senza disturbare.

Per arrivarci, seguo un percorso parzialmente sterrato che mi porta verso una lingua di terra che corre lungo la sponda destra del fiume, fino alla punta in cui si getta nel mare. La strada serpeggia tra scenari quasi surreali, in cui il verde delle colline e il blu del mare vengono assorbiti dalle distese color oro dei canneti che danno il nome al luogo, il Caneo, e che ricoprono l’intera zona. Mi muovo fra palafitte di legno e sentieri tracciati per raggiungere i “casoni” dell’antica comunità di pescatori di Punta Sdobba, strane abitazioni che sembrano uscite da un libro di storia. Qualcuno le abita, qualcun altro le trasforma in punti di ristoro. Sono nella punta più orientale dell’Isonzo, e dalle torrette di osservazione mi sembra di riuscire a scorgere il golfo e la costiera di Trieste. Da lontano, durante la bassa marea, si riescono a distinguere persino isolotti affioranti ricoperti di uccelli.

Mentre mi dispongo a raggiungere la punta Spigolo, dove continuano i canneti alternandosi alla golena, al bosco di ontano nero e alle radure di orchidee di palude, mi sembra di sentire la voce di questo fiume che bagna regioni di confine, contese e percorse da genti diverse. Zone che sono state terreno di eventi storici in epoche remote e recenti, dove hanno avuto luogo incontri e scontri plurisecolari. Dove patrimonio e cultura si sono arricchite dallo scambio e dal contatto, dalle lingue, dalle tradizioni diverse. Così, oltre alla natura, la Riserva regala uno scorcio di mondo, di convivenza e di armonia ulteriore.

 

 



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