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Italia al Sei Nazioni: tutto quello che c’è da sapere sul torneo di rugby

Alessandro Cassaghi
11 Marzo 2019

Da sport di nicchia fino a diventare uno dei più seguiti e amati, persino dai ragazzini che si avvicinano alle attività sportive per la prima volta, oggi il rugby può contare una lunga fila di appassionati nel nostro Paese. Questo, anche grazie alla copertura mediatica data dal prestigioso torneo Sei Nazioni, nel quale si affrontano Italia, Irlanda, Inghilterra, Scozia, Galles e Francia.

Sabato 16 marzo Italia e Francia si sfideranno, allo stadio Olimpico di Roma, nella partita che chiude il torneo di quest’anno. Vi state già preparando alla sfida? Nell’attesa, ecco qualche curiosità sulla storia della nostra nazionale.

Un po’ di storia: da Cinque a Sei Nazioni. Curiosamente, il nome del torneo è “Sei Nazioni” proprio per via della presenza della squadra italiana, che è entrata a far parte della competizione come sesta nazione partecipante nel 2000. Fin dal lontano 1910, infatti, la sfidanti si scontravano nel torneo Cinque Nazioni, prima che i rappresentanti di Irlanda, Inghilterra, Scozia, Galles e Francia decidessero di invitare anche i nostri atleti a far parte della manifestazione sportiva.

Un torneo a dir poco ostico per la nostra nazionale. Nel 2000, quindi, inizia l’era dell’Italia al Sei Nazioni di rugby. Purtroppo però, da allora, per i nostri atleti le cose non sono andate esattamente bene: l’Italia infatti è diventata famosa per aver infilato, uno dietro l’altro, una serie di record negativi. Innanzitutto bisogna sapere che ogni anno viene assegnato alla squadra ultima classificata nel torneo il famoso “cucchiaio di legno”, e nelle venti edizioni a cui ha partecipato la nostra nazionale di rugby ha chiuso all’ultimo posto in ben 13 occasioni. Non solo: negli almanacchi sportivi si ricordano, sempre negativamente, anche i “white wash”, solitamente tradotto come “andare in bianco”, ossia una statistica che annovera le squadre che non sono riuscite a vincere nemmeno una partita del torneo. E l’Italia, purtroppo, è a quota otto…

Il nostro recordman: Sergio Parisse. In mezzo a tutti questi insuccessi – per fortuna – c’è anche qualche buona notizia: è infatti un italiano a guidare una speciale classifica, quella delle maggiori presenze al Sei Nazioni. È Sergio Parisse, il capitano degli azzurri! Il nostro Sergio ha infatti messo piede in campo in ben 67 match del torneo, guardando dall’alto tutti gli altri campioni. E siamo sicuri che quel numero aumenterà ancora. Ma, qualora Sergio si stancasse con il rugby, avrebbe un futuro assicurato… come doppiatore: Parisse dà infatti la voce a Zangief nel film Disney “Ralph Spacca Internet”, e lo fa con ottimi risultati, aggiungiamo noi!

Un altro azzurro nel Guinness del Sei Nazioni: Diego Dominguez. Se Sergio Parisse è il recordman nelle presenze assolute, il mito del rugby italiano Diego Dominguez è il numero uno (a parimerito con altri tre rugbisti) nella speciale classifica dei drop realizzati in una partita (e in un torneo) con, rispettivamente, tre e cinque. Per chi non lo sapesse, il drop è uno speciale punto realizzato in una situazione di gioco aperto, calciando il pallone dopo averlo lasciato rimbalzare sul suolo e facendolo passare in mezzo ai pali e al di sopra della traversa.

Dalla mischia alla tv: Martin Castrogiovanni. Al quinto posto nella classifica di tutti i tempi per le presenze al Sei Nazioni, a quota 60, c’è l’idolo dei tifosi Martin Castrogiovanni. Un ragazzone di 115 chili che, smesso di giocare, ha iniziato una nuova vita lontana dal campi. Nel 2017 ha infatti partecipato con grande successo al talent show televisivo Ballando con le Stelle, mentre, sempre nello stesso anno, ha dimostrato di avere sorprendenti doti da conduttore tv a Tu si que vales, il programma di Canale 5, al fianco del lottatore Alessio Sakara e di Belen Rodriguez. Insomma, Martin sembra proprio bravo in tutto!



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