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Italia: ori e Paralimpiadi, a lezione da Zanardi e Vio

Riccardo Signori
19 settembre 2016
Alex Zanardi

Alex Zanardi

Sono 70mila ma forse cresceranno. Parliamo del movimento paralimpico italiano. A Rio de Janeiro sono stati grandi, ma l’ambizione di Luca Pancalli, il presidente del Paralimpico, è di arrivare ad un milione di persone che, tra i 4 e i 40 anni, diventino diversamente grandi.

I conti dell’Italia di Rio sono in attivo. Anzi esaltanti. Alex Zanardi è lo spot per tutte le ragioni e le Regioni. Ma l’Olimpiade di questi ragazzi, che insegnano a lottare contro tutto e tutti, si è chiusa con 10 fantastiche medaglie d’oro, 14 d’argento e 15 di bronzo. In tutto 39 podi, un bottino che straccia quello di Londra 2102 (erano 11 in meno) e conquistato con un gruppo di grandi vecchi e promettenti giovani. Dopo 44 anni, l’Italia è riuscita a piazzarsi fra le prime dieci nazioni del medagliere (Cina prima con 238 medaglie, azzurri noni) ed ha riportato tutti a lottare, credere e sperare con loro. C’è un legame sottile fra chi guarda e chi corre, combatte, gareggia, molto più romantico e affezionato rispetto a quello che trascina l’esaltazione dell’Italia  e degli italiani alle Olimpiadi, di definizione classica. Queste sono medaglie che insegnano qualcosa.

Martina Caironi , la portabandiera della manifestazione di apertura, ha chiuso i Giochi con l’oro della liberazione personale: lei, già regina a Londra , si è ripetuta a Rio. Impresa difficile nei 100 metri non solo per il parco delle avversarie , ma pure per la tensione e la pressione del dover vincere, quando invece, a Londra, l’animo era un po’ più leggero e libero. Parliamo di atleti, ma non possiamo dimenticare che corrono con protesi, tirano di scherma con braccia innestate, eppure tutto sembra terribilmente normale.

Martina ha raccontato che il momento peggiore della finale è stato quando si è trovata con la sensazione di perdere la protesi, e con lei medaglia ed un record mondiale (già suo) che sentiva di poter battere. Ha messo in pratica ogni artifizio per arrivare indenne al traguardo. Ce l’ha fatta, quelle protesi erano abbellite dai disegni dei bambini delle scuole: raffiguravano esplosioni assortite, quelle delle gambe di una velocista.

Bebe Vio

Bebe Vio

E con lei, in una scia di azzurro- felicità, è arrivata (al bronzo) Monica Graziana Contrafatto, 35 anni, nella vita caporal maggiore scelto: prima donna con le stellette ad aver conquistato una medaglia ai Giochi paralimpici.  Il 24 marzo 2012 in una base operativa, in Afghanistan, arrivano tre colpi di mortaio. Cinque soldati feriti, uno muore. Lei, bersagliera siciliana che arriva da Gela, è colpita da una scheggia. Un intervento chirurgico estremo le salva la vita, non la gamba destra che viene amputata. A Rio ha corso i 100 metri, con Martina e dietro Martina.

Nel 2012 Martina Caironi vinceva il suo primo oro e Monica la guardava in tv, in ospedale, in un centro di riabilitazione. Ci sono voluti due anni di allenamento, e una protesi calzata nel 2014, per rivivere in pista quei momenti e soddisfare l’ambizione di provarci.

Questa è un’Italia che piace e che va onorata: Bebe Vio, giovane e scatenata schermitrice, un simbolo per il futuro. A 11 anni si è trovata senza gambe e braccia, e otto anni più tardi è stata la trascinatrice di un movimento con i suoi successi: oro olimpico nel fioretto, bronzo a squadre.

 Eppoi i due indomiti vecchioni, Alex Zanardi e Francesca Porcellato, Assunta Legnante nell’atletica, Vittorio Podestà e Luca Mazzone nel ciclismo, l’arciere Alberto Simoncelli, l’infaticabile  Federico Morlacchi nel nuoto e con lui Efrem Morelli. Alcuni hanno ottenuto fantastici risultati  sul piano tecnico. Altri, magari i vecchioni dell’handbike, avranno sfruttato, anche,  una scarsa qualità degli avversari. Però conta il risultato.

Li ricorderemo come Paltrinieri e la Bacosi, Campriani e Rossetti, Basile, Garozzo, Viviani, Tania Cagnotto e Odette Giuffrida: atleti grandi ma più fortunati. Trascinatori di un tifo e di una passione, mentre gli altri hanno instillato emozione e commozione. E c’è da domandarsi allora quali ori, argenti e bronzi contano di più?

Interrogativo che accompagna la fine di una bella estate italiana, pieni di luccichii. Ma non è solo oro quello che luccica.


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