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Jacopa, il ristorante inaspettato dell’hotel San Francesco a Roma

Laëtitia Chaillou
9 Marzo 2020

Mangiare in hotel? Oggi è un trend che non conosce battute d’arresto: i ristoranti all’interno degli hotel oggi si fanno conoscere al di là delle strutture che li ospitano, diventando imprescindibili mete gourmand anche per i palati più esigenti.

Se fino ad una manciata di anni fa si contavano sulle dita i locali davvero di livello che si potevano trovare all’interno di alberghi e hotel, oggi si può dire che – fortunatamente – c’è stata duna decisa inversione di rotta. Nelle grandi capitali europee questa è una realtà ormai consolidata e Roma non fa eccezione: nel variegato panorama gastronomico della Città Eterna, abbiamo deciso di raccontarvi Jacopa – all’interno dell’hotel S.Francesco –, una piccola rivelazione, in grado di aggiudicarsi la Puntarella d’Oro come migliore ristorante 2020.

Location. Nella parte più tranquilla e nascosta del rione Trastevere, a due passi dal Nuovo Sacher e Wegil, e più precisamente in via Jacopa de’ Settesoli, si trova Jacopa, il nuovo progetto di Daniele Frontoni, già proprietario della struttura dell’hotel S. Francesco. Inaugurato ad aprile dello scorso anno, Daniele non vuole che si parli di Jacopa come del ristorante dell’hotel, ma di una appendice del tutto indipendente che si propone ai romani e ai turisti come un luogo d’evasione e degustazione a vari livelli, dal cocktail bar sino al gourmet di qualità.

Menu. In cabina di regia, a dividersi la guida del ristorante, due Chef di collaudata esperienza,  Jacopo Ricci e Piero Drago, che si sono conosciuti e hanno lavorato insieme nella scuderia di Anthony Genovese. I due hanno creato un menu giovane e snello, con un linguaggio culinario a portata di tutti in grado di raggiungere tanto i palati semplici quanto quelli più esigenti. Protagoniste delle portate sono le materie prime, riconoscibili e dirette nella loro anima nazionalpopolare, ma proposte in modo creativo e raffinato. Vanno a completare il quadro di sostenibilità e attenzione socio-ambientale a cui tutta la filosofia del locale è improntata: “La nostra cucina vuole rispettare in primis l’ambiente – racconta Jacopo – Cerchiamo di scegliere prodotti sostenibili o di piccoli produttori locali. Materie prime di stagione di cui vogliamo utilizzare tutte le parti, evitando così gli sprechi”.
La scelta dei vini presenta etichette naturali, una proposta assortita ed equilibrata composta da bottiglie italiane e straniere, che spaziano dai rossi sino alle bollicine.

Da non perdere. Il menu può essere alla carta oppure degustazione. Fluido e in continua evoluzione, varia in funzione della stagione e della disponibilità delle materie prime.  La costante pressoché onnipresente sono però due tipi di pasta ripiena: un tortello e un raviolo, uno vegetariano e uno di carne. E una menzione davvero particolare va senz’altro proprio ai tortelli, gorgonzola e radicchio.
A livello di secondi abbiamo piatti principalmente a base di carne e interiora, una cucina dunque di stampo tradizionale, ma pur sempre reinterpretata in chiave gourmet. Da provare, il maiale patate e cavoletti, e il piccione “paglia e fieno”.

Il servizio. Particolarmente attenta all’accoglienza, la direzione di Jacopa vuole che ogni ospite si senta coccolato e a proprio agio, ragione per cui il locale conta poco meno di trenta coperti. In sala Giulia Mongelli conduce il cliente in un percorso informale e divertente, dove la tradizione di una cucina diretta e senza fronzoli incontra l’alta tecnica culinaria.

Qualcosa in più. Grande interesse rivolto anche al Cocktail bar, con una drink list da gustare al bancone oppure a uno dei tavoli all’ingresso, con possibilità all’arrivo della bella stagione di spostarsi sullo splendido rooftop con vista mozzafiato sulla capitale.