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Juve e Allegri troppi errori, Icardi e Milik re di Napoli

Riccardo Signori
19 settembre 2016

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Max Allegri non è in forma e la Juve non è quadrata: la difesa svirgola, il centrocampo ansima. Due partite per far cambiare i giudizi di inizio stagione sono poche, però indicative di un affanno. Il calcio tritura idee e valutazioni in un lampo. Oggi sei grande, poi basta Icardi per sventrarti. Napoli piange lacrime per il Pipita Higuain , poi trova Milik che ti manda in testa alla classifica con due gol decisivi.

Maurito Icardi, Arcadio (sarebbe Arkadiusz, oppure Arek) Milik, e anche Callejon, sono i re di Napoli. Sì, anche Icardi che ha fatto sventolare la sua bandiera sul fortino bianconero. Il Napoli lo voleva per consolarsi del Pipita perduto, e certamente per migliorare. Lui se n’è rimasto a Milano, dove tutto calcisticamente conta di più nel bene e nel male, ma è riuscito a ripagare l’affetto e la considerazione di tifo e società: stendere la Juve, lasciare il Napoli in testa al campionato. Tutto in una notte.

L’Inter mantiene fede alle sue pazzie. Cambiano dirigenti, tecnici e giocatori, non variano le follie nerazzurre, il Dna conta eccome. Sarà l’aria di Appiano Gentile ad instillare la follia che non tramonta mai. Quella è l’unica, vera, immutabile tradizione, anzi di più: garanzia nerazzurra. Poi c’ è Icardi. Il miglior centravanti del mondo, ci ha fatto sapere l’incontenibile Wanda Nara che, se non parla sui social, va in depressione. Questa volta potrebbe aver acchiappato qualche brandello di ragione. Icardi non è il migliore , ma è già in classifica e quei “furboni” degli argentini che nemmeno lo chiamano in nazionale. Per ora preferiscono Higuain, presto ci sarà il cambio della guardia: Icardi può non piacere negli atteggiamenti, però in area e dintorni è fenomenale. E, pregio mai sottolineato, conosce l’arte dell’assist. Se n’è accorto perfino Frank De Boer, che sta iniziando ad “italianizzarsi”: meno rigidità tattica e più realismo. La partita contro la Juve insegna.

Aveva ragione Allegri: Inter-Juve è  stata un match(nel vero senso del termine) decisivo per leggere la storia di uno scudetto. Innanzitutto per la Juve. Problema numero uno: il tecnico deve tornare in forma e commettere meno errori, in una settimana ne ha sommati quanti in una Intera stagione. O quanti un’Inter. I suoi detrattori , ce ne sono stranamente tanti, godranno. Se poi la Juve vincerà, torneranno a muso basso. Del resto se Mazzarri batte Mourinho, significa che il calcio non si adatta ad alcuna legge e nemmeno ad alcuna scientificità.

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Ecco, Allegri ha squadernato errori da incallito testone. Con il Siviglia lascia  Pijanic e Alex Sandro inizialmente in panchina e non se ne capisce la ragione, soprattutto pensando alla necessità di avere la qualità del primo. Con l’Inter, che a suo dire era partita decisiva per il cammino scudetto, si è dimenticato Higuain in panca per trequarti partita. Aggiungiamo che anche Pjaca andrebbe usato con meno parsimonia: con i guizzi e la sua forza fisica magari avrebbe fatto la differenza nella difesa nerazzurra. I limiti interisti non sono poi così difficili da individuare. E non è una buona scusante sostenere che la Juve è andata in vantaggio, bastava mantenerlo.

Questa volta c’era Pjanic, ma usato male: da play maker non ha personalità decisa, è un po’ lentone e non  è altrettanto decisivo in fase di attacco. Stavolta contava la qualità per attaccare e sfondare le fragilità difensive nerazzurre. Probabilmente il bosniaco funziona solo in stile Roma: gente di sostanza attorno e lui in piena libertà. A maggior ragione non puoi lasciare Higuain in panca così a lungo, anzi dovresti cominciare con lui nelle sfide top.

Sono bastate due partite per rovinare la reputazione alla Signora? No, di certo. Però sono più chiari i limiti e le necessità. Ancora una volta ci sono strati i sinistri scricchiolii della difesa. La Juve subisce già troppi gol: 3 su 4 da calcio piazzato. L’anno scoro aveva una media di 0,50 a partita , ora si è alzata:uno a partita. Campanelli d’allarme ai quali andrebbe aggiunta l’unico buco nell’acqua del mercato: in assenza di Marchisio si avverte la mancanza di un play maker, ma soprattutto di un centrocampista di spessore. Asamoah e Lemina non lo sono, Hernanes non lo è mai stato. Khedira e Pjanic  sentono la mancanza di un fratellone, che fosse Matuidi, Luis Gustavo o Witsel. La Juve rischia di scontare e buttare qualche obiettivo, a lungo andare.

In compenso il campionato si gode la sveglia e un po’ di thrilling. Ora perfino l’Inter ricomincia a pensare allo scudetto (!). Buon per noi che siamo spettatori.


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