Sport

Juve e Francia: dal Re ai principi

Riccardo Signori
16 luglio 2018

Antoine Griezmann

C’è modo e modo per costruire una squadra vincente. Chi ricorre ai Re e chi modella i Principi. La Juve si è affidata a re Cristiano di Portogallo, altrimenti detto CR7 o Cristiano Ronaldo: la visita pastorale a Torino, comprensiva di conferenza stampa e fotografie, è l’inizio di una storia. Da oggi CR7 si metterà sulla pelle la maglia bianconera e dovrà vincere le battaglie sue e della Signora. Tutti insieme appassionatamente per portare la Champions a Torino, tempo due-tre anni: se succederà la missione sarà compiuta, altrimenti la Juve e Ronaldo andranno insieme incontro al fallimento di una idea e di un obbiettivo. Che poi, dal punto di vista economico e di business, Cristiano Ronaldo diventi un affare è altra storia. Ma le coppe si portano in bacheca vincendo le partite sul campo, non quelle del business.

Invece la Francia ha già vinto, i suoi “enfants terribles” hanno steso la Croazia e battuto un certo movimento pro Croazia che si è via, via, rafforzato durante il mondiale. La Croazia damigella novella di una finale non ha sfruttato quel che raccontava la statistica: le squadre nuove alle finali degli ultimi venti anni (Francia 1998 e Spagna 2010) hanno sempre vinto il mondiale. La Croazia non ce l’ha fatta. Ma la Francia ha dimostrato di avere lavorato su un percorso: dall’europeo perso contro il Portogallo, due anni fa, al mondiale vinto stavolta è passata la maturazione dei suoi ragazzi rampanti ed anche dei suoi leaders ,a cominciare da Antoine Griezmann , sottovalutato uomo squadra, goleador mai troppo celebrato che si è presentato in sala stampa, dopo il successo, con la bandiera dell’Uruguay , un paese calcistico che ama ed ha apprezzato.

Kylian MBappé

In realtà Griezmann, 27 anni, è il capo popolo di quel gruppo di ragazzi terribili che vorrebbe dimostrare al mondo che l’idea francese di allevare giovani, e mandarli in giro per l’Europa a fare esperienza, è vincente. Kylain MBappè , 19enne eletto miglior calciatore giovane del mondiale e Paul Pogba (25), Samuel Umtiti (25), Raphael Varane (25), Hernandez e Pavard entrambi 22enni, Corentin Tolisso (23) dimostrano che la Francia giovane ha un passato ma soprattutto un futuro. Forse raramente si è vista, negli altri mondiali, una nazionale così giovane negli uomini determinanti. Pogba e M’Bappè hanno accompagnato la squadra in questo cammino: l’uno dimenticando certi svolazzi sul campo che hanno incrinato la credibilità del suo futuro e l’altro dimostrando di avere senso del gol, velocità e tecnica che potrebbero farne il nuovo re del calcio mondiale nel giro di pochi anni. Non a caso ha pareggiato Pelè, unico giocatore sotto i venti anni a segnare un gol in una finale mondiale. M’Bappè lo ha imitato. Cristiano Ronaldo stia in guardia e così Lionel Messi. La Francia è una squadra per il futuro. Da MBappè, ragazzo francese con sangue africano (padre camerunense e madre algerina) non sono previsti tradimenti. Dagli altri soltanto miglioramenti. Ormai il pallone è una macchina da guerra che trita chi non ha forza d’animo , qualità e testa per stare in alto. Fra quattro anni scopriremo quanti enfants terribles ce l’avranno fatta. E, magari, un Principe sarà diventato Re.

 

 

 

 

 


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