Lifestyle 2

Kitsch addicted

Claudia Alongi
16 ottobre 2012

Non c’è scampo. Siamo stati vinti dall’estetica dell’eccesso, dal gusto per la provocazione. Catturare l’attenzione a tutti i costi è ormai diventata una necessità e il rischio di cadere nel kitsch è dietro l’angolo.
Ma perché le «buone cose di pessimo gusto» presto o tardi ci conquistano?
Il semplice (e funzionale) é diventato banalità. E allora largo a fronzoli, orpelli e ghirigori, accostamenti eccentrici, creazioni piene di vitalità e ironia dove il fuori luogo, il grottesco, il pacchiano, e la stravaganza (veri e propri feticci del materialismo moderno) diventano garanzia per non passare inosservati e s’impongono nell’arte e nel design.
Nell’arredamento (con esiti al limite del buon gusto) l’anatomia del corpo umano si presta a reinterpretazioni che prescindono l’aspetto funzionale per concentrarsi sull’impatto puramente estetico. Dall’illustrissimo esempio offerto da Salvador Dalì con il divano-cult Mae West Lips Sofa, il design contemporaneo ci porta a Fabio Novembre con Him&Her, due sedute che più “ergonomiche” non si può, in polietilene monocromo. Riproduzioni fedeli del posteriore di un lui e di una lei.
E come non citare due artisti che, nei rispettivi campi, hanno fatto della provocazione kitsch lo strumento per irridere gli eccessi e le perversioni della modernità, Damien Hirst e David La chapelle?
Per chi non lo sapesse il primo con For the love of God (2007), un sobrio teschio umano fuso in platino incrostato di ottomilaseicentoeuno diamanti, ha incassato la modesta sommetta di centomilioni di dollari entrando nel gotha dell’arte contemporanea. Il secondo è famoso per i suoi scatti in cui elementi barocchi si miscelano con una simbologia giocosa, irriverente quasi cartoonish mostrando uno spiccato gusto per la teatralità (dal 29 giugno al 4 novembre a Lucca).
E ancora Felipe Cardena con le sue tele policrome in cui simbologia religiosa e colori spudoratamente sgargianti portano a inedite soluzioni di forte impatto visivo.
Infine, ci sono i professionisti del superfluo che fanno dell’eccesso esibito e ostentato fieramente il segno distintivo del loro successo.
Forse il kitsch é un tratto assai più universale del buon gusto?
Lady Gaga e Anna dello Russo ci insegnano che (ahinoi) il troppo non storpia.

 

Per un’accurata retrospettiva sul kitsch il volume “Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto”(1968) del centoduenne Gillo Dorfles.

 

Claudia Alongi


Potrebbe interessarti anche