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Kuala Lumpur, caleidoscopico microcosmo asiatico

Carla Diamanti
5 Marzo 2020

Little India è il colore, il cuore del caleidoscopio, la sintesi dell’arcobaleno. Svolazza nelle sete brillanti dei sari rosa, rossi, turchese, color zafferano portati con grazia ed eleganza dalle donne o appesi fuori delle centinaia di negozi. Uno dietro l’altro, uno uguale all’altro; irresistibile la tentazione di entrare in ogni bazar per curiosare tra profumi, spezie e incensi, bracciali, anelli, decorazioni per il volto e per le mani, statuine di divinità dalle forme animali.

Sui marciapiedi le bancarelle friggono verdure piccantissime o dolci parota di pastasfoglia ricoperte di miele e zucchero; più avanti, i banchi del mercato della frutta riflettono i colori pastello delle case coloniali, rosa, verde, giallo. Facciate che sembrano trasportate da un set cinematografico e contrastano con i palazzoni di centinaia di finestre da cui si affacciano bambini con occhi colore della notte, pelle ambrata e sorrisi candidi. Come nei villaggi del sud indiano, nei minuscoli ristoranti di Little India il cibo viene servito su foglie di banana. Autentiche foglie di banana verdi, disposte davanti a ogni commensale e poi buttate via a fine pasto. Con fare cerimonioso, davanti agli occhi sgranati dei (pochissimi) turisti, i camerieri raccolgono le ordinazioni e poi passano con ciotole e mestoli di rame a distribuire mucchietti di riso, masala, salse. Uno accanto all’altro sulla foglia, facendo bene attenzione a non sovrapporli. Si mangia con le mani, e con le mani si mescolano i pezzetti di carne con il riso e i condimenti e si portano alla bocca, piccantissimi come tutto ciò che è commestibile da queste parti.

Nel cuore di Little India, alcune strade sono condivise con la comunità indonesiana: stoffe e colori simili, ma abitudini e religione diverse. Mi raccontano che questa specie di “invasione” sia frutto del disegno politico di contrastare la crescente egemonia indiana con l’insediamento di una comunità musulmana. Il risultato? Una serie di strade curiosamente divise a metà, con un marciapiede occupato da bazar, grandi magazzini e ristoranti indiani, e l’altro da sorridenti ragazze indonesiane con il capo coperto che fanno capolino da negozi di tessuti e pashmina.

Fusion è la parola magica di questo microcosmo asiatico che è la Malesia. Per viaggiare da un Paese all’altro non serve neppure cambiare di quartiere. Basta attraversare la strada, girare l’angolo, entrare in un negozio. Mutano volti, colori, lingue e profumi.

Kuala Lumpur è un viaggio continuo.



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