Arte

La città eterna ospita l’eterna bellezza: Canova

Elisa Monetti
29 Febbraio 2020

Danzatrice mani sui fianchi, Anonio Canova, 1806-1812 Marmo

Le sale del Museo di Roma in Palazzo Braschi ospitano per ancora due settimane una mostra dedicata a uno degli artisti che maggiormente hanno alimentato la fama della Città Eterna tra ‘700 e ‘800: “Canova. Eterna bellezza”.

L’esposizione, promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale, prodotta dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia, e organizzata con Zètema Progetto Cultura, è stata inaugurata lo scorso 9 ottobre e ha registrato un vero e proprio record d’affluenza che promette di mantenersi tale fino al 15 marzo, data di chiusura, con tanto di aperture serali.

Amorino alato, Antonio Canova, 1794-1797 Marmo

Nata dalla sinergia con numerose istituzioni culturali, nazionali e non, la mostra raccoglie un inestimabile patrimonio di 170 opere di molteplice paternità: non è solo Antonio Canova infatti ad occupare le sale di Palazzo Braschi, ad affiancarlo e dargli anche maggior risalto vi sono diverse opere dei suoi contemporanei e una buona rappresentativa dei modelli di scultura antica loro primario punto di riferimento.

In un percorso narrativo articolato in 13 sezioni la mostra racconta il percorso stilistico dell’artista a partire dal suo primo arrivo a Roma nel 1779, e vi affianca un attento ritratto di Canova come protagonista del suo tempo, impegnato tanto sul fronte artistico, quanto su quello letterario e politico.

Inevitabile cominciare il racconto da una riflessione sul Neoclassicismo, corrente della quale Canova è stato di certo uno degli interpreti di maggiore valore. “L’Antico bisogna mandarselo in sangue sino a farlo diventare naturale come la vita stessa”. In queste parole l’artista racchiudeva il cuore pulsante del Neoclassicismo: non un acritico copiare dall’Antico, bensì un sincero sentire, vivere e far rivivere. In mostra non manca l’occasione preziosa di vedere coi propri occhi la sublime manifestazione di questo credo in evocativi accostamenti di opere antiche e moderne come Eros Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e l’Amorino alato canoviano proveniente dall’Ermitage di San Pietroburgo.

Endimione dormiente, Antonio Canova, 1819 Gesso

Oltre alle più classiche sculture in marmo, in esposizione vi sono anche numerosi calchi e disegni che testimoniano il grande impegno di Canova nella realizzazione di opere pubbliche come i grandi Monumenti funerari di Clemente XIV e di Clemente XIII.

Un buon numero di opere di altri artisti tra ‘700 e ‘800 raccontano l’inarrestabile slancio verso quel gusto Neoclassico che Canova tanto ha contribuito a diffondere. E non solo entro l’arte si argina la sua influenza, in esposizione è infatti mostrato il rilievo che ha avuto nell’opera di grandi scrittori quali Vittorio Alfieri che, affascinato dal nuovo modo di concepire la figura dell’amico scultore, ha ricercato medesima eleganza nei personaggi di alcune sue tragedie, in particolar modo l’Antigone.

Non mancò poi l’impegno politico nella vita di Canova: egli infatti ricoprì più volte la carica di Ispettore Generale delle Belle Arti con l’incarico, durante la Restaurazione, di rimpatriare le opere sottratte dai francesi nel periodo napoleonico.

A testimoniare infine quanto l’arte di Canova travalichi i secoli la mostra espone in una sezione dedicata 30 fotografie di Mimmo Jodice, per dare al visitatore l’opportunità di guardare l’arte con gli occhi dell’artista: un po’ ciò che lo stesso Canova fece quasi ormai secoli fa.

 

Canova. Eterna bellezza
9 ottobre 2019 – 15 marzo 2020
Museo di Roma, Palazzo Braschi, Piazza San Pantaleo 10, Roma
Orari: dal martedì alla domenica 10-19