Cinema

La Città Proibita di Zhang Yimou (2006)

Giorgio Raulli
7 ottobre 2012

“La maledizione del fiore dorato” – questa la traduzione letterale del titolo originale – racconta di eroi e personaggi del mito e della tradizione cinese, in un genere cinematografico particolare tutto “Made in China”. Nella Cina del X secolo, alla vigilia delle festività del Chongyang, l’imperatore torna a palazzo con il suo secondogenito, il principe Jai, con la scusa di celebrare la festa con la sua famiglia, nonostante i critici rapporti che intercorrono tra lui e la malata imperatrice. In realtà le intenzioni sono ben altre, tra inconfessabili segreti e mille intrecci tipici di una corte decadente. Sarà un’epica battaglia finale a svelare tutti i misteri.La trama è basata su un dramma del 1934 di Cao Yu, riadattato al tempo della corte imperiale dell’antica Cina. Il regista Zhang Yimou, dopo “Ju Dou”, “Hero” e “La foresta dei pugnali volanti” , solo tre dei suoi lavori più conosciuti, torna a rivolgersi ad un pubblico più popolare servendosi delle suggestive atmosfere dell’opera lirica. Quasi tutto il film si svolge tra le mura del palazzo, in un melodramma visivamente stupefacente in quanto fotografia di un mondo decadente e dell’ immoralità del potere – inteso non tanto nel senso di gestione politica, quanto come forza capace di infettare le menti e le vite -, ma anche narrazione di come amore e sensualità possano essere armi di rivoluzione.

Grande è la prova interpretativa dei due protagonisti, Chow Yun Fat e Gong Li; quest’ultima veste nella pellicola una grazia viva. Le loro performance ci dimostrano che forma e contenuto sono inseparabili: da una parte coreografie e scenografie sontuose, dall’altra metafore e simbolismi, come le frequenti inquadrature alle mani o i motti ripetuti dalla corte, o ancora l’accostamento dell’enorme palazzo ad una prigione.

Una storia, dunque, che nasconde le bassezze del potere corrotto e della famiglia, rendendo possibile un parallelismo critico con un difficile presente (che sia orientale o occidentale). Non scordiamoci che il film risale al 2006. Da allora molte cose sono cambiate, ma, purtroppo, altrettante sono rimaste immutate. Prodotto con un budget di 45 milioni di dollari, al momento della produzione di sei anni fa è stato il film più costoso mai realizzato in Cina.

Giorgio Raulli


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