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La classifica dei peggiori? Kondogbia e Pjanic in testa

Riccardo Signori
26 settembre 2016
Goeffery Kondogbia

Goeffery Kondogbia

C’è già una lista dei peggiori in campo in questo campionato. E in testa a tutti si è decisamente posto Geoffrey Kondogbia, il gigante duro d’orecchi che, da  poco più di un anno, vaga nell’Inter. Poi c’è una lista degli acquisti più dannosi e qui Juan Jesus, il brasiliano gruviera  ex Inter  finito miracolosamente alla Roma, tiene lo scettro del migliore. Infine c’è la lista dei più deludenti in base alle attese e Miralem Pjanic rischia seriamente di esserne il capolista, in attesa di risveglio. La Juve attende con fede.

Liste e classifiche rivedibili, anzi pronte ad essere scaravoltate e ribaltate nel giro di poche giornate di campionato. Tocca solo ai protagonisti invertire la tendenza e contraddire il pessimismo che ha preso ad aleggiare intorno a loro.

Dimenticavano poi la lista pronto uso, ma solo per la panchina. E qui Milan e Napoli fanno scuola: in campo vanno, preferibilmente, le squadre dell’anno passato, pur con necessarie variazioni (Higuain sostituito da Milik), e gli acquisti, sbandierati o meno, a guardarsi la partita. Il Milan, a Firenze, aveva in bella mostra sulla panca: Vangioni, Gomez, Sosa, Lapadula. Mati Fernandez per ora ha l’alibi dell’infortunio. E Mario Pasalic è la solita scommessa per conto terzi.

Il Napoli, davanti al Chievo, teneva fra le figurine Giaccherini, Maksimovic, Rog, Diawara, Tonelli e fino al 18 del secondo tempo anche Milik.  Un mercato che manda in panchina tutti gli acquisti non è proprio credibile e nemmeno ben fatto. A prescindere dalle decine di milioni che sono costati acquisti e ingaggi.

Parlare del campionato dei peggiori (per ora) serve anche a definire la valenza della nostra serie A sulla quale incombe la domanda: la Juve è peggiorata o gli altri sono migliorati? La Juve va forte più dell’inizio del’anno passato o non va abbastanza forte per credere che dominerà come nel recente passato?

In attesa di risposte il clan dei peggiori evidenzia i problemi. L’Inter ha la faccia e la rosa per definirsi seconda forza dopo la Juve, a prescindere da quanto dice oggi la classifica. E Frank De Boer, il suo allenatore, ha dimostrato che certi metodi italiani andrebbero rivisti. Poche chiacchiere e tanti fatti, soprattutto sberloni in faccia a professionisti ben pagati(perfino troppo) che non ripagano per quanto sono pagati:  Marcelo Brozovic messo fuori squadra per comportamenti poco disciplinati, Kondogbia messo fuori campo, dopo 27 minuti contro il Bologna, per incapacità a resettare il cervello su quanto chiede l’allenatore.

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Miralem Pjanic

Emiliano Mondonico, allenatore di lungo corso, ha spiegato che il tecnico all’italiana tende a punire il giocatore , se necessario facendolo uscire dal campo anche prima dell’intervallo, ma preferisce spiegare e parlar duro all’atleta all’interno dello spogliatoio, senza andarlo a raccontare ai giornalisti. De Boer , invece, ha raccontato i difetti del suo francese e ha presentato il problema davanti a tutti: non ascolta quel che gli si chiede, non esegue quel che gli si dice. Quindi va punito. “E non venite a raccontare che è giovane- ha sintetizzato- perché nel calcio sei giovane a 19-20 anni. Quando ne hai 23 sei già un professionista affermato”.

Andrebbe aggiunto: e se non hai dimostrato qualità eccellenti fino allora, difficilmente le mostrerai. Il caso Kondogbia risuona tutto in questa ultima notazione del tecnico. A 23 anni ancora così indietro, c’è da pesare che Mancini e l’Inter abbiano preso un abbaglio. E Kondogbia sta confermando la tesi. Il suo può essere un problema fisico: così grande, e grosso, ha bisogno di giocare tanto per sciogliersi. Se gioca pochi frammenti, o poche partite di fila, non trova la forma. Ma poi, ed è peggio, entra in ballo la testa: non serve se non si concentra e non si resetta, secondo i dettami del tecnico e le necessità della squadra.

Kondogbia è un caso per l’Inter così come Pjanic può esserlo per la Juve sotto altra forma. Indiscutibili la qualità e la capacità di giocare con la squadra e per la squadra. Però così  non serve. O, almeno, non è quello che serviva alla Signora. Manca personalità, non sa trovare una posizione che sia davvero utile alla causa e gli permetta di fare la differenza con altri centrocampisti di qualità medio-basse. Il giocatore bosniaco dovrebbe(doveva) essere un valore aggiunto, un qualcosa di calcistico che la Juve ancora non possedeva fra le sue fila. Per ora è solo un bagaglio appresso.

Infine facile capire perché Juan Jesus è capofila tra chi fa danni. Ci riusciva perfettamente all’Inter, non si sforza a far di peggio nella Roma. Fra l’altro pagato una cifra impensabile, così impensabile da domandarsi: perché è costato così tanto? Certamente il buon brasiliano non è l’unico acquisto che abbia prodotto danni in questo inizio campionato. I nuovi difensori della Roma, per esempio, mostrano tutti tendenza al peggio, e pure quelli del Milan che si svagano in panchina. Il Torino sta già rivedendo qualche concetto su Ljajic ed è facile pensare che la Fiorentina non abbia avuto gran soddisfazione dall’acquisto passato di  Mauro Zarate. Qualcuno dirà: che dire di Dzeko e la Roma? Difficile spiegare. Esattamente come questo Pjanic “sbiadito” a Torino.

Ma c’è tempo per rifarsi e ribaltare i cattivi pensieri. Solo gli stipendi non cambieranno.


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