Leggere insieme

La grande rapina al treno

Marina Petruzio
7 Aprile 2019

Federico Appel torna dai tipi di Sinnos con una nuova storia, “La grande rapina al treno, dedicata a chi sta muovendo i primi passi nel mondo della lettura; a chi per le prime volte sta affrontando un testo più lungo, complesso, perché agli inizi leggere può sembrare complesso, comunque un piccolo sforzo; a chi le illustrazioni non le lascerà mai e continuerà ad avere quell’immaginario lì, colorato, da scrutare e comprendere ogni volta con uno sguardo differente. Una storia col sorriso, così divertente che non ci si accorge neppure che si continua a voltare pagina e leggere forsennatamente, sghignazzando rumorosamente.

Se Appel si sia ispirato o meno a La più grande rapina al treno, quella del 1855, dove una banda assortita di malviventi attacca un treno per rubare un bel gruzzolo, fatto realmente accaduto romanzato da Michael Crichton in uno dei suoi libri e poi diventato film, non si sa. Ma di certo si sa che nella sua storia non mancano colpi di scena e tutti, veramente tutti gli ingredienti dell’avventura. Innanzitutto un grande treno vecchio stile, di quelli che ancora emettono un fumo denso di un nero impalpabile quanto polveroso, e poi un numero cospicuo di passeggeri, ognuno con la sua personalità, i propri problemi e un buon motivo per mettersi in viaggio. Come Pete Greeder che ha appena avuto una delusione d’amore o come mia zia e io, voce narrante. Non manca la banda di malfattori, 13 tra uomini e donne e maiali; va bene, se ne vedono solo tre ma sono tredici e – cosa di una bellezza straordinaria – è che sono tutti mascherati! Da quanto non si vedevano bande mascherate di gangster e cowboy così come indiani – va bene William Blake è maestro elementare non fa proprio l’indiano, ecco – e uno sceriffo, Nick Stecchetto, con tanto di stella spillata al cappello? Ci sono anche un passero solitario socievole, un coyote che ha sempre fame e un orso grizzly, Bernardo, che si sta trasferendo in un nuovo circo. La zia di io è la classica zia zitella di tante storie, quella da cui passi le vacanze, quella più severa di tua mamma stessa. Ci sono cavalli al galoppo e pistole da pistolero e alta velocità. L’atmosfera è senz’altro ottocentesca: pagliette gialle in capo come i giovani studenti o le donne più emancipate, pantaloni corti, galoche e borse in cuoio spesso.

Viaggiare in treno può essere estremamente noioso così come incredibilmente affascinante, può non succedere mai niente come all’improvviso veder sputare dal finestrino del treno sbuffante e lanciato in corsa, dopo miglia e miglia di paesaggio monotono, un muso di cavallo prima e poi un braccio dalla mano guantata dalla quale fa mostra di sé niente di meno che una pistola! Si scoprirà poi, girando pagina, a quale degli uomini della famigerata banda dei tredici, mascherati come gli animali che cavalcano – come si è detto maiali, cavalli, cani, capre e struzzi, sì struzzi ma non è finita, condor e iene! – apparterrà. E mentre il treno corre, gli animali galoppano e a breve i passeggeri inizieranno ad agitarsi e la scena a farsi sempre più dinamica. Mentre le immagini scorrono verso la fine del libro sui vagoni i passeggeri si muovono avanti e indietro. Come in un film dall’esterno si colgono spezzoni di quel che accade realmente all’interno. William Blake si lancerà fuori dal finestrino e mentre la banda assalta il treno e gente che va e che viene dalle carrozze urla e cerca di mettersi in salvo, cercherà di sganciare le carrozze occupate dai Tredici mascherati. Si sganceranno carrozze, si dividerà il treno, voleranno dei baci e anche dei vestiti oltre ai piccioni e a qualche pugno ben assestato da un accompagnatore meccanico. Il caos in quell’andirivieni regna sovrano. Ma io? Io da vero ragazzino che viaggia con la zia scorbutica avrà una parte determinante tra lanci con la fionda e Bernardo.

Si sa, dopo tanto caos e agitazione bisogna mettere in conto che il sonno tarderà forse un po’ ad arrivare, sbirciando dai finestrini del treno qualche particolare sarà sfuggito in quella bolgia! Varrà così senz’altro la pena di tornare tra le pagine ancora una volta e soffermarsi, seguendo un altro filo, separando i piani di chi corre in basso, chi attraversa i vagoni e chi vi viaggia all’interno. Varrà la pena soffermarsi sul sopra e…mancherà un cappello, ma a quel che sembra io non pare preoccupato.

 

 

La grande rapina al treno
di e illustrato da Federico Appel
edito Sinnos
euro 11
età di lettura: prime letture

 



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