Il mio punto di vista

La mia Lourdes tra sacro e profano

Gabriella Magnoni Dompé
10 ottobre 2012

Lourdes è nel mio cuore fin da quando accompagnavo ai treni bianchi mia madre, che ha svolto con grande energia e con grande orgoglio fino a tarda età la sua missione di assistenza ai malati.
In quelle serate di ottobre soffuse da una nebbiolina lattiginosa si attutiva anche il dolore e il rumore del treno.
Ho un chiaro ricordo di mia mamma nella sua divisa bianca e azzurra indaffarata nel preparare la piccola valigia per la lunga settimana che la aspettava. E’ dunque grazie a lei che sono portata naturalmente ad amare questo posto. Molto spesso, quando si parla di Lourdes, si pensa ad una località triste, gravata di dolore e di sofferenza, ma io ho imparato a conoscerla diversamente.

E’ questo un luogo di straordinaria bellezza e di grande serenità, anche per chi, come me, il pellegrinaggio lo compie soltanto con l’intento di ringraziare.
Non ho ancora avuto e non so se avrò mai la stessa forza di mia madre, nello stare a così stretto contatto con i malati, nel curarli, confortarli e accudirli; ma sono cresciuta con uno speciale richiamo verso questo luogo particolarissimo: per questo da anni pratico un pellegrinaggio, per così dire, a modo mio, che viene fatto in allegria e spirito di ringraziamento, non di domanda.

La mia Lourdes, oltre che quella del celebre Santuario e dalla sua storia ricca di miracoli e mistero, è anche la Lourdes di una fraterna amicizia che dura ormai da moltissimi anni.

Con Joseph ho riscoperto una Lourdes sconosciuta ai più, vissuta da chi nasce a pochi passi da un luogo così sacro e da chi ha un contatto veramente genuino con questa località così lontana e irraggiungibile.
La mia è stata la Lourdes della quotidianità, quella genuina di chi semplicemente ha la fortuna, anche per una semplice preghiera, di potersi recare di fronte alla Grotta; una Lourdes non del sacrificio o della penitenza, ma del gioioso inno alla vita.

Proprio per essere più vicina al mio amico Joseph, infatti da sempre soggiorno a Peau e normalmente mi reco in un moderno hotel immerso nel verde, il Park Beaumont.
Questa una struttura è decisamente diversa da quello che può essere l’alloggio dei pellegrini questuanti; solitamente viene scelta come base dalle compagnie aeree e da persone che si recano in questi luoghi per lavoro; è un’oasi di pace e di serenità immersa nel verde e per me rappresenta l’inizio di una pausa dalla mia vita frenetica, un momento in cui abbandono le preoccupazioni quotidiane e mi dedico solamente a me stessa.

Di buon’ora la mattina mi reco al Santuario dove passo l’intera giornata dividendomi tra i luoghi che mi sono più cari: la Basilica, la Grotta e il Chemin de Croix. E’ questo, in particolare, il camminamento che porta ad una suggestiva collina costellata di statue piene di pathos e di realtà, un vero e proprio viaggio dell’anima coronato dall’ascesa in ginocchio della cosiddetta Scala Santa.

Interrompo il mio raccoglimento spirituale con una sosta ristoratrice in un’eccellente osteria nascosta tra le verdi vallate che costeggiano il Santuario. Qui il sacro si unisce al profano, e il ritiro spirituale si fonde con il godimento delle bellezze che questa regione meravigliosa spalanca davanti ai nostri occhi: le valli ai piedi dei Pirenei, i paesini medioevali, le grotte di Betharan – dove il prossimo anno vorrei portare per un primo approccio adatto alla sua età la mia piccola Rosyana.

L’abilità di mia madre è stata quella di farmi amare questi posti con tutto il cuore, senza mai farmi sentire in colpa per la mia naturale inclinazione ad unire la serietà del viaggio spirituale con la festosità nell’apprezzare quanto di bello e di gioioso questa esperienza possa offrire.
E’ forse questo il motivo per cui invito voi lettrici e lettori a recarvi in questa zona così poco conosciuta, non soltanto come pellegrini questuanti, ma come entusiasti credenti in grado di ringraziare per quanto la vita di bello ci offre e per le sorprese che anche questo angolo di Mondo ci ha saputo riservare.

 

Gabriella Magnoni Dompé